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Durante la giovinezza, e prima di guadagnare Parigi nel 1952 (dopo un rocambolesco viaggio tra Romania e Israele), Ghérasim Luca era stato tra i fondatori del gruppo surrealista romeno. Con Dolfi Trost, aveva redatto e pubblicato a Bucarest, nel 1945, un singolare documento teorico, Dialectique de la dialectique, in cui si criticavano alcune degenerazioni “spettacolari” del surrealismo e si ibridava il materialismo dialettico in un modo affatto singolare (che non sarebbe dispiaciuto a gente come Sade o Bataille), collegandolo alla sfera tempestosa e sommamente creativa di ciò che ha a che fare col desiderio e l’erotismo.
L’amore carnale era da sempre uno dei pallini di Breton & C., ma qui si andava oltre, proponendolo come vero e proprio strumento di lotta rivoluzionaria, capace di svellere dialetticamente ogni sorta di limite alla sovversione del mondo noto.
Il momento non era però dei migliori. Siamo pur sempre nel 1945: il secondo conflitto mondiale è ancora in corso; i surrealisti sono esuli per il mondo, intenti a salvare la pelle oppure impegnati a combattere attivamente il nazifascismo. Dialettica della dialettica rimane quindi un testo misconosciuto, accantonato velocemente, di sicuro per il marginalismo del gruppo romeno e per l’innegabile “centralizzazione” operata dai surrealisti francesi all’interno del movimento, ma soprattutto perché risultava indigesto e provocatorio proprio agli occhi dei tanti materialisti dialettici dell’epoca, i quali, incarnati nello stalinismo romeno, avrebbero sciolto d’autorità il gruppo di Bucarest e perseguitato i suoi membri di lì a poco.
Ho tradotto integralmente il testo di Luca e Trost per la Maldoror Press. Lo potete scaricare gratuitamente ad uno dei seguenti indirizzi: <1>  <2>  <3>. Qui di seguito ve ne propongo un estratto assai significativo, illustrato da una cubomania di Ghérasim Luca (metodo collagista ideato dal poeta romeno). Buona lettura.



Nello sforzo per mettere d’accordo la realtà interiore alla realtà esterna, noi riprendiamo, infaticabilmente, le sublimi scoperte che esaltano le nostre posizioni. Pensiamo innanzi tutto alla posizione materialista (leninista) del relativo‐assoluto e al caso oggettivo, nella sua accezione di incontro della finalità umana con la causalità universale.
Il caso oggettivo costituisce per noi, da un punto di vista favorevole, il mezzo più terribile per cogliere gli aspetti relativo‐assoluti della realtà, e da solo ci offre senza posa la possibilità di scoprire le contraddizioni della società divisa in classi.
Il caso oggettivo ci porta a vedere nell’amore il metodo generale rivoluzionario che è proprio del surrealismo.
Dopo vari, infruttuosi tentativi nel trovare un metodo rivoluzionario concreto, che non fosse macchiato da residui idealisti, siamo giunti a considerare il magnetismo erotico come il nostro più valido supporto insurrezionale.
È evidente che per arrivare ad una simile conclusione d’ordine generale, la nostra posizione nei confronti dell’amore si è sviluppata in maniera inaudita. Una simile posizione implica tutti gli stati dell’amore noti ai giorni nostri, ma reclama, nello stesso tempo, la negazione dialettica di tali stati.
Noi accettiamo, pur superandoli almeno teoricamente, tutti gli stati noti dell’amore: il libertinaggio, l’amore unico, l’amore complessuale, la psicopatologia dell’amore. Provando a cogliere l’amore sotto i suoi aspetti più violenti e decisivi, più attraenti e impossibili, non ci contentiamo più di vederlo come il grande perturbatore, che talvolta riesce ad infrangere, qua e là, la divisione della società in classi. La potenza distruttrice dell’amore verso ogni ordine stabilito contiene e supera i bisogni rivoluzionari della nostra epoca.
Noi proclamiamo l’amore, liberato dalle costrizioni sociali e individuali, psicologiche e teoriche, religiose o sentimentali, il nostro principale metodo di conoscenza e d’azione. La sua esasperazione metodica, il suo sviluppo senza limiti, la sua sconvolgente fascinazione, dei quali abbiamo già raggiunto i primi stadi con Sade, Engels, Freud e Breton, offrono gli slanci mostruosi e le tensioni scandalose che mettono alla nostra portata, e a quella di ogni rivoluzionario, i mezzi d’azione più efficaci.
Quest’amore reso dialettico e concreto, costituisce il metodo rivoluzionario relativo‐assoluto che il surrealismo ci ha svelato, e nella scoperta di nuove possibilità erotiche, che superino l’amore sociale, medico o psicologico, noi perveniamo a cogliere i primi aspetti dell’amore oggettivo. Anche nelle sue forme più immediate, noi crediamo che l’erotizzazione senza limiti del proletariato costituisca la garanzia di maggior pregio che si possa trovare per assicurargli, nell’epoca miserabile che attraversiamo, un reale sviluppo rivoluzionario.

Traduz. di Carmine Mangone

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