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B 2141

 

Una storia prossima; una voce che evochi in me la volontà di cercare una modalità ignota al tempo.
Destinarsi alla presenza, morire insieme più d’una volta, farlo ancora, e ancora, pronti a svaporare nel capriccio, finché non ci si decida a cambiar gioco.
Poeticamente scorretti, riconoscere come grida gioiose di bambini anche il provvido cozzare di due o più mondi.

La pietra si annoia?
La si esponga sul palmo della mano, tra le pagine del libro aperto, pronta ad essere lanciata da ogni disertore della poesia comoda.

Ho voluto amarti. E mi si è infranta la parola “amore”.
Fuori dell’andamento di ciò che tocchiamo, come avrei potuto degnarmi d’un destino?
Io carezzo il morire del potere dentro l’accoglimento.
D’altronde, occorre serbare una tenerezza definitiva anche per il nemico; ucciderlo senza disprezzarlo. (Il che non fa di noi degli animali migliori, intendiamoci, però costruisce un po’ di grazia anche nel sangue, anche nel taglio).
Ho detto tenerezza definitiva, non definizione tenera. La violenza poetica non va mai fraintesa.

Il nostro segreto è aver lasciato la ricerca della felicità astratta a coloro che si accontentano di sognare. L’idea della felicità opacizza il sole, prepara le nuvolaglie della mancanza o del rimpianto. Il sogno rallenta il risveglio.
Solo la gioia vince e sbanca in un attimo tutto il passato. Solo la gioia che è immediatezza del noi crea un filo che unisce i mondi scrivendo sull’acqua poesie piene di fuoco. E quando vince, la gioia ci regala l’orgoglio per resistere alle successive disfatte e per non scavare trincee anche nell’amore.

Siamo sempre in anticipo di una poesia.

L’epoca in cui tutti i corpi sono storie, in cui tutte le storie sono verità: nessuna presenza, solo verità raccontate, solo amori per interposta poesia. Stronzate irredimibili.

Io dico amore, dico ventura, ma ciò non sarebbe mai certezza d’una continuità, senza l’accoglimento di tutti i corpi che ho avuto e che costruisco compiutamente con gli altri.
E cos’è compiutezza se non il disfarmi nel movimento stesso di ciò che amo per poter rinascere ogni giorno come unicità vivente dentro un uomo verosimile?

Pomeriggio del 20 dicembre 2014. Illustrazioni: David Lynch, Woman Thinking #1 & #2.

 

DavidLynch-WomanThinking1

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