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Testi tratti da:
Romina Capo, Carmine Mangone, Eroticàrdio, Maldoror Press, ebook, 2018.

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Le foto e le gif che illustrano il presente articolo sono di: Anna Malina.

 

 

[ Romina Capo ]

Aver cura di ogni caos possibile
con la consapevolezza di cui si ha scelta
Così io muovo di leggerezza la mia gioia
verso la tua parola .che tanto m’infiamma
con l’obbedienza cieca della falena
E tu di me fai luogo quasi a noia risaputo
che in giorni irrequieti indichi a malapena
senza tenerezza .nel lieve modo del nulla
Ma questo è il dono che ci siamo fatto
violarci di un amor che mai s’invola
spenderci in misericordia cullando in seno
il cranio del mondo sonnolento e pieno.

 

 

[ Carmine Mangone ]

Per te, vorrei saper scrivere una ballata con tutte le contraddizioni dell’uomo e avere la giusta sbruffonaggine per cantartela ogni volta che muore una certezza.
Prenderti fra le braccia e lasciar colare le parole lungo il tuo sterno. Insalivare tutta la poesia del mondo dentro la tua bocca. Credere stronzamente che la contraddizione non cada nell’oggetto in sé e per sé, ma appartenga da sempre – da spazio immemore – alla poesia che si disconosce.

 

 

[ RC ]

Siamo bellezza da far invidia ai matti
Noi .fra tutti i venti la più bella danza
E la grazia con cui sfamiamo
colibrì dalle mani .tasselli di memoria piccolissimi
perché tornino a volare leggeri e intatti
senza più gli abissi della dimenticanza
Quanta incosciente bellezza nelle vene
da non prevederne dissolvenza
Una bolla senza margine .né illusione
che nessuna immagine agli occhi presta

(tu sei la potenza che dalla mia gola sfila
a mano nuda l’assolvenza della parola).

 

 

[ CM ]

Al termine del viaggio, non sarà la poesia ad aver deciso ciò che avremo sentito. La poesia non mentirà, non per questo. Anzi, avrà collocato le nostre voglie e le nostre idiosincrasie in una predilezione fortemente voluta e che continueremo a impegnare, a testa alta, nella battaglia tra vita e parole.
Faremo come se avessimo toccato anche ciò che non riusciremmo mai a nasconderci.
A perdita d’occhio, sembrano luoghi noti: stanze piene di libri, furori addomesticati, voglie censite. Invece, non appena metti a fuoco il mondo che ti manca (e che non ti assolve), tutto si fa foresta, vento di tramontana, riflusso bastardo che ti ricorda l’infinito ad ogni inciampo della tua pretesa normalità.

 

 

[ RC ]

Certi corpi implorano felicità
quasi fossero contenitori .sacri
A null’altro destinati
e gl’indirizzi delle piccole cose
così ignorati .disattenzioni
fatali per ogni dionea
in attesa del proprio pasto
Vedessero gli acri fervori
che mi brulicano in petto
estasiandosi d’ogni difetto
Non mi scolmano che le follie
di cui non son luogo.

 

 

[ CM ]

Accade sempre che la follia si faccia largo tra le dolcezze di uno spalancamento irrimediabile. Il massimalismo delle mucose è notorio. Non si può fermare il pensiero che si pensa dentro i propri eccessi. C’è una tensione commovente in ogni dissimulazione, un eccesso di tenerezza in ogni franamento che ci restituisca all’impensabile.
La fiducia crea una soglia di pericolo. I corpi restano semplicemente di troppo. Un troppo che si ricombina nel riserbo non scritto e che rende impossibile ancorarsi alla frammentarietà del dicibile.
(Ti gioco in tutta la potenza schiumante del verbo venire. Vengo a te nell’impossibile dovere della morte. T’interrogo venendo. Evito la soddisfazione mortale che mi farebbe fallire lo smarrimento e distruggo il mio stesso gioco nella gratuità della poesia, perché dentro la nostra poesia tu vieni sempre in anticipo di un corpo).

 

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