Tag

 

Non dobbiamo mai chiederci quanto tempo ci resta, bensì quanti corpi ci mancano per fregare la morte.
Occorre mettere a nudo il pensiero, i giorni, le stelle dei poeti, la gravità. Farsi chiavare dall’infinito. Oltraggiare la morte inutile. Darsi carta bianca e morire sempre meglio.

Senza morire inutilmente. Senza reclamare una speranza. Senza più trasformare l’affetto in una necessità.
Un giorno, potrò dire di essere stato l’amante della tua intelligenza e di aver posseduto la ventura d’accarezzarti nel sonno e nella lotta.

Se mi chiedi della bellezza, ti dico che è quando cambia improvvisamente il vento e il sonno dei servi si fa impossibile.

Accorgermi che il diaframma tra me e la fine si fa sempre più sottile. Danzare sulla superficie del pensiero per scongiurare ancora un po’ l’annegamento. Ridere, ad ogni alba, senza ritegno, dopo aver toccato il culo a tutti i miei sogni.

Dentro la mia bocca, il sapore di abisso dolce della tua carne.

Avere la forza per creare una poesia che rida di tutti i semi andati perduti; una poesia che vinca l’orrore senza farci impigliare nella vendetta.

La poesia non è un semplice turismo tra le parole. Essa sta alla mente come il sesso sta al corpo. Anzi, neanche. Perché le cose, in verità, si compenetrano, si penetrano a vicenda, si scopano in tutti i buchi senza fare alcuno sconto al senso che diamo al mondo.
Bisogna però dire che la poesia non ridimensiona i sensi, bensì più precisamente il senso comune che può emergerne.
Se l’occhio non vede il cuore, ma casca sempre su un bel paio di tette, la poesia, al contrario, mette cuore e tette in uno stesso contenitore e fa di quest’ultimo la cifra stilistica di un’esperienza capitale.

 

Passi estratti dal mio: Vieni: tumulto, carezza, stella*nera, 2019. Opere pittoriche di Henrik Uldalen.

 

 

 

Annunci