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Alzo gli occhi e vedo Orione sopra la mia casa. Annuso l’aria, sento l’anima del freddo che non mi avrà.

Costruire una Sparta anarchica: un’unione di egoisti allargata, rigorosa, giocosa, senz’alcuna concessione alla tetraggine e al compromesso economico. Imparare a morire con stile e a vivere con leggerezza ogni poetica mancanza di parsimonia. Non si omaggiano i morti parlando di morte.

Compagno ulivo,
compagna volpe,
possedete la verità di ciò che tocco
e che noi umani
non sapremo mai dire del tutto.

Io non ho paura di morire. Ho paura semmai di non morire a modo mio e di lasciar traccia della peggiore umanità che ci perverte.

Prendimi per mano,
abbracciami,
uccidi la mia rabbia,
consegnami alla terra bagnata,
bacia le tue paure,
accarezza i gatti che attraversano la nostra vita,
brucia i libri di merda,
ascolta il rumore delle stelle,
scòpati la mia intelligenza,
scòpati il sapere inutile che ti disconosce
e lascialo alla polvere,
abbracciami,
abbracciami perdìo,
la bocca del mondo parla, ma noi non sentiamo freddo,
non sentiremo freddo mai più,
le cose rotolano in fondo alla mente,
le parole muoiono insieme al dubbio,
gli alberi ci chiamano.

Dimmi: che senso ha tendere alla perfezione quand’anche Dio si vergogna per la levigatezza dei propri errori?
Lascio che la pioggia batta contro la mia mente e spalanco gli occhi al rinnovato sodalizio col mondo. Non ha più senso stare a pensare alla punta della freccia quando l’arciere piange di gioia in un angolo.

Laureana Cilento, 22-23 febbraio MMXX. Fotografia: Ganesh H. Shankar.