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ad Angela

1

Il volto delle cose non
ama la trasformazione. La
superficie dell’amore nasconde la
morte pura.

2

Traggo forma da ogni
indugio della materia.
Il sapere è l’ultimo passante,
l’ultimo grido della soglia.

3

Giorni in cui mi scopro a pensare ottusamente il
nucleo semplice dei nostri corpi.
Bisogno di una nuova pelle,
di un nuovo candore.
All’angolo del giorno, un pettirosso mi
ricorda gli impegni presi con la notte-madre e
i molti suoi nemici.
Il sapere è solo la corteccia della mia protervia.

4

La luna s’accampa nel querceto e
benedice la scure del futuro.
Nel mentre, io mi verso da bere e regalo un
sorriso sincero alla giovane sera.
La radice pura del disincanto
che traccia germinazioni sotto lo sterno.

5

Il folto e muto dissenso degli ulivi
che si accasa nella mente,
la solletica,
la blandisce
e le sottrae quel barlume di disprezzo che
nasce con ogni minima certezza.

6

Ogni tanto mi faccio un
clistere d’infinito e
taccheggio la poesia che
arde sotto le gonne
di Dio.

7

Ammirare la vanagloria dell’erba che
non albera concetti.

8

Le ferite e le città che non ho voluto,
i libri che mi rifiuto di scrivere,
gli animali e le cortecce che accarezzo,
l’amore protervo che porto alla nostra redenzione più dura.

9

Non sono mai stanco di vivere,
di morire,
di corteggiare i rami più esili.
Lupo ascendente Sisifo,
sorrido in faccia al destino e
regalo le mie pietruzze più belle
al sentiero che mi porta in cima.

10

A questo vuoto che la mia opera evita d’esaltare e
che denuncio – naturalmente
non è opera che si convenga – ,
sottraggo ciò che s’arriva a
saper d’importuno.
I tuoi occhi si discostano dal
mio dover soffrire,
mentre il corpo, che è un’intelligenza della
materia, arriva a distrarre la sofferenza linfatica
dal mondo arbitrario e sconcio.
Lo stesso accade forse all’eternità delle cose
o nel computo del reversibile tuo fango.

11

Brandelli di cazzo attaccati alla poesia,
urgenza d’un corpo,
benedizione sagace d’ogni nostro inciampo.
Era questo che volevamo?
Era questo il cruccio del saperci gentili
e poco accorti?

12

Quando decisi che ero tuo,
il cielo si colmò fino alla più calma
eclisse del dubbio e
mi piovve in seno una carne ingenuamente stellata.

13

L’intelligenza, in quanto possesso poetico del mondo,
si appropria dei nostri limiti e si ritrova sempre nella
proprietà dell’ultima negazione.
Il tuo corpo, in quanto concetto anarchico, è
libero anche secondo il contenuto del mondo che
facciamo nostro e che non ci limita dentro il
desiderio mortale della nostra fame di compiutezza.

14

Amore
è questo corpo che ti ricrea nell’attesa,
pur dannando,
pur assediando il giorno.
Riabbracciarti
renderà inutile ogni poesia,
ogni ricordo,
ogni stronzata.

Laureana Cilento, 22-28 dicembre 2020. Foto (dall’alto in basso): Sherrin Lim; James Drury; Jordan Parks; Konstantinos Kousis.