1
Ho fatto un piccolo buco nell’acqua
e l’ho riempito di sputi.
Sorgente, saliva:
sorelle vivide del compianto,
stoltezza della morte,
avvicendamento di stelle che brucano il cielo.
2
Non so,
non voglio sapere.
Le mosche disertano il cadavere della poesia,
i lupi restano i senatori della caccia
e io mordo una luna ben poco filosofica che
smorfieggia tra i lustrini del bosco.
3
Megere, megere!
Si pianta un chiodo di sperma nella fiacchezza del tempo,
si comprano ali,
s’inventano dei voli posticci.
Ogni gesto dipenderà dal capriccio di bambini estenuati dal latte.
Consolidamenti inutili, titubanze a go go,
mentre Sisifo viene sostituito nel primo tempo supplementare
per evitargli la batteria dei rigori.
4
Togliamo vita alle pietre credendole inerti.
Le parole, tutte le parole, non si lasciano morire con noi.
La scrittura rinnova l’inerzia
e il grimaldello decisivo sarà pur sempre un silenzio affranto di chimere.
5
Ostaggi di una poesia morente,
noi scriveremo sull’acqua.
Povertà suprema del limite:
la morte inferiore ha perso e non
osteggia più l’assedio dell’impensato.
6
Io scrivo nella tua attesa.
Le mie parole sono la fiducia che non ti abbandona.
Ogni interrogazione del mondo mi solleva e ti ricorda.
*
Laureana Cilento, 7-8 maggio 2025. Testi scritti per (e dedicati a) Viviana Leveghi. Illustrazioni di Danijel Žeželj.


sei un grande
Grazie, Flavio. Grazie per la gentilezza e l’attenzione. Nota curiosa: proprio poco prima del tuo commento, mi sono accorto che era saltato il mio abbonamento al tuo blog. Boh! Era da un po’ che non scorrevo il feed. Magari, in passato, inavvertitamente avevo cliccato in posti sbagliati [sorrido]. Ripristinato il tutto. Un caro saluto.
Ciao