Alcune parole si sono barricate in suo nome

In evidenza

Tag

 

 

Come un cammino di ronda lungo le mura d’improvvisi silenzi, scrivo per qualcuno che non conosco e che diverrà l’amico segreto delle mie improntitudini. Ambisco alla sua lealtà, non certo alla sua devozione.

Non siamo più abituati al conforto. Diventiamo estranei anche alla nostra stessa morte. (Chi sono io per voler restare sulla soglia di una gioiosa frode nei confronti della sorte?). Bisogna devirtualizzare i rapporti tra i viventi, tornare a toccarsi, mettere in comune i confini del proprio corpo.

 

L’ho voluta in tutti i miei pensieri.
L’ho sentita parlare alla terra, alle nuvole.
Ho protetto la nostra gioia dai piccoli concetti del tempo.
Le ho dato una mano per farmi attraversare la distanza che ci divide.
L’ho persa, l’ho ritrovata,
alcune mie parole si sono barricate in suo nome,
ma nessuno,
nessuno mai potrà nasconderci il sole, la morte,
neanche Dio, neanche l’ignoto.

 

Laureana Cilento, 13-14 giugno 2019. Foto: Laura Makabresku.

 

Annunci

La tua presenza mette in discussione ogni riformismo poetico

In evidenza

Tag

, , , ,

Alcuni brevi testi poetici tratti da: Se questo si chiama amore, io non mi chiamo in alcun modo (Ab imis, 2018). Il libro può essere acquistato in cartaceo su  Amazon Lulu >  o e in digitale su Kindle Store >

Le immagini sono prese dal web.

 

 

*

Si fa l’amore invece di lavorare.
Si scopa invece di fare l’amore.
Si dorme teneramente abbracciati anziché scopare.
Si segna direttamente la pelle anziché scrivere libri sull’amore.
Se poi si scrive un libro, lo si brucia,
oppure lo si gioca a morra con la vita acerrima.

(Quando morirò,
moriranno con me tutti i libri.
La mia parola è solo l’annuncio di
questa scomparsa e dei milioni di stelle che
vi ricadono senza posa).

 

 

*

Non trovo niente
di più erotico e bello che saperti al mondo.

La tua presenza mette in discussione
ogni riformismo poetico.

 

*

L’erba folle di uno sguardo,
la prossimità che invoca il germoglio,
la coscienza minata,
i sogni in calore,
la Via Lattea che ti cola dalle labbra,
un nido di costernazioni,
l’aria ruffiana del tuo culo.

Nel cuore della notte,
tutto ha un fragore gentile.
La mente si struscia contro la vita,
l’opacità dei corpi svanisce
e la chiarezza del divenire
si porta via ogni parola.

 

Desiderare meno vita, meno pensiero: ma a che pro?

Tag

, , , , , , ,

 

Sono ancora vivo, se trovo che la bellezza abbia il gusto di una mela acerba. Ascoltare Bach e tollerare il mio piccolo giorno, la mia stolta insoddisfazione. Desiderare meno vita, meno pensiero: ma a che pro? Non sono mai stato soltanto un Io.

Allungare le mani e fare una carezza ad ogni possibile del mondo. Non è difficile. Non è gravoso. Basta solo staccarsi dalle proprie certezze e non farsi schiacciare dalla necessità. L’affetto non può diventare una necessità. I piccoli di cinciallegra spiccano il volo e non torneranno mai più al nido. Occorre scrollarsi di dosso i limiti del padre e della madre, uscire dai loro puerili ricatti sentimentali e disconoscerne ogni potere sui nostri migliori accanimenti.

Stamattina ho lavorato di piccone per circa tre ore. Dovevo sradicare diverse piante di cernicchiara, nome cilentano del saracchio (detto comunemente “tagliamani” per via delle sue foglie lunghe e sottili dai bordi taglienti).
Se non ci stessi dietro, son piante che finirebbero per infestarmi l’uliveto in pochi anni intralciando non poco la raccolta delle olive.
Sapendoci fare, bastano pochi colpi di piccone per svellere anche quelle più grandi, ma è un lavoro davvero bastardo, soprattutto col caldo di questi giorni.
Un tempo, con le foglie di cernicchiara qui si facevano corde (cordame per i pescatori della vicina Castellabate, mi diceva un amico), mentre gli antichi Greci ci legavano addirittura le viti. In Calabria, invece, con gli steli legnosi, quasi perfettamente dritti, ci si fa – o si faceva – una pasta in casa del tutto simile agli strangulaprieveti cilentani (gli strozzapreti), per i quali mia nonna usava comunemente un ferretto.

 

 

Dopo lo straziante rigore di un Bach, l’idea stessa di Dio appare inutile, pedante, rozzamente vanagloriosa.

Allunga le mani e regalami una carezza. Non temere di tagliarti. Si farà in modo che anche l’eventuale ferita diventi varco per la gioia franosa dei corpi. Accoppieremo così sangue a sangue, cimento a bellezza e uccisione delle attese a provvida notte.

Dalla mia tarda adolescenza, mi sono posto su un piano materiale e materialista del tutto personale, legato sì alle relazioni concrete tra i viventi, ma più vicino al dato erotico e meno a quello socioeconomico. Intorno ai miei 18 anni, feci mia infatti un’idea erotica del materialismo. Ho pensato cioè le relazioni e le ricomposizioni della materia vivente a partire da una prospettiva carnale, toccante, senza padroni.
Il mio erotismo, però, non è riducibile banalmente a un insieme di griglie culturali che si limitano a dire, a illustrare la meccanica amorosa dei corpi. Per me, prima di tutto, l’erotismo è fonte di conoscenza, affinamento del sapere condiviso, affetto tra corpi e idee, morte del dover essere nell’esaltazione critica del saper vivere.

 

Laureana Cilento, 12 giugno 2019. Fotografie: Laura Makabresku.