La scostumata anarchia dei rampicanti

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a L.

*

Le cose semplici che danno un nome al destino
e lo fanno diventare un mare,
un prato,
un sasso nello stagno,
una voglia di baci irrimediabile.
(E qualcuno dovrà pur dire, un giorno,
quant’è erotica la parola irrimediabile!).

 

 

*

Ho un corpo imperfetto che chiede un
corpo imperfettamente saggio.

Nella siccità del maschio,
la poesia genera soltanto sperma, ironie da
puttana e rantoli di gloria.

Non mi è possibile congiungermi con la
natura del mio pensiero, o col pensiero della
mia natura, senza la carne dell’intelligenza.

Tu hai una pietra liquida
(piantata fra le cosce della mente)
che mi scopa fin dalla nascita del mondo.

 

 

*

Lascio ai poeti il linguaggio dei
fiori con cui si dice la morte
e me ne torno a casa per la strada più lunga.
Il pensiero che mi strega
butta all’aria la tavola imbandita
e si prostituisce pigramente all’idea dell’amore.
Non ho una gran perizia
nel farmi desiderare dal destino.
Le pietre della casa continuano a sognare,
ma io ormai accetto montagne
soltanto dalle sconosciute.
Se voglio un disastro nuovo,
la scostumata anarchia dei rampicanti
rimane pur sempre il miglior segnavia.

 

Agosto 2018. Fotografie di BJARNE x TAKATA (modelle: Miki Ehara e Tsugumi Nakamura).

 

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Un’imboscata, anche

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I versi che seguono sono dedicati a L.
Nella loro generalità, infatti, essi nascono nello spazio che la presenza di L. va occupando alla soglia di tutti i miei (nostri) possibili.
Al di là degli evidenti punti di tangenza, la tensione e la delicatezza che li animano – lo ammetto senza alcuna remora – sono riferibili completamente a una tale “occupazione”.

 

 

*

È sempre stato il contrario di
ciò che pensassimo:
la tenerezza è smettere di tentare l’umanità.

Non si tocca l’altro per adeguarlo a un affetto
o per fare del nostro tocco un bene, una benedizione.
Non solo questo, almeno.
La tenerezza è una ferita dentro l’abitudine dell’odio,
una vigilanza affettuosa tra le pietre aguzze del desiderio.
Un’imboscata, anche.

Solo le mani sanno guarire i semi esitanti.
Solo una carezza può uccidere l’idea della morte.

A pochi passi dall’infinito,
una piccola volpe mangia
dalla ciotola del cane.

 

*

Le mie labbra ti cercano fra i
rimasugli del cielo.
La morte demorde,
la lirica inciampa,
e non posso far altro che urlare tutta la poesia inevasa,
tutta questa cazzo di poesia giunta fino a noi
senza uno straccio di redenzione.

 

*

Toccare il fondo per poi fondare un nuovo tocco?
Accarezzare il culo delle cose per scampare al loro sesso malfermo?

Le pietre, in apparenza,
sono sempre le stesse.
Costruire una casa d’aria per farti respirare la
nuova origine dell’amore.
Venirti a cercare
e lasciare che tutto sia un’ingovernabile,
mostruosa dolcezza.

 

Agosto 2018. Foto presa dal web.