Fill Life #1

In evidenza

Tag

, , , , ,

Per me, fotografare sarà costruire ciò che è dentro la mia poesia e che mai nessuno ha ancora visto. Non mirerà a rappresentare scampoli di realtà, ma creerà visioni coerenti di un desiderio reale.

[ foto mia: Fill life #1, 2 agosto 2019. Scattata con mirrorless Sony ILCE-6000L, obiettivo 16-50 mm, f/3.5, ISO-100, 1/500 sec., senza treppiede né filtri, bilanciamento del contrasto con UFRaw. ]

 

 

Dovrei dimenticare, scordarmi dell’amore andato e fare della morte una fiaba senza uscita, ma non riesco a pensare in superficie o a vedermi dentro una teca poetica. Ho visioni ancora maledettamente legate al comune impossibile.

«Il contrario di tenero non è duro. Il contrario di tenero è intransigente, fermo», Christa Wolf.

 

Annunci

Verrà il giorno in cui chiederò asilo poetico ai tuoi sorrisi

In evidenza

Tag

Alcuni estratti dal mio Vieni: tumulto carezza (stella*nera, 2019). L’opera che impreziosisce il post è di Sarah Anne Johnson (Wonderlust, 1)

 

Sarah-Anne-Johnson_Wonderlust_01

 

Verrà il giorno in cui chiederò asilo poetico ai tuoi sorrisi. Quel giorno, mi siederò accanto a te e non avrò più alcuna paura di morire. Il vento farà battere forte l’imposta del cuore, ma noi ce ne staremo accanto al fuoco e ci racconteremo fiabe in cui i lupi mangiano prìncipi e principesse di ogni colore sbattendosene allegramente della tradizione e delle stronzate farcite.

*

Mi è sempre parsa stupenda la questione che si poneva André Breton nell’incipit di Nadja: “Qui je hante?”.
Ossia: chi strego? In chi perseguo me stesso? Quale pensiero infesto? Con quali menti faccio festa? Chi è che farà la festa alla mia mente insieme a me?

*

Insistere in questo gioco: la scrittura, il respiro, il continuare a versare acqua nel deserto. Godere dell’intervallo, di quel momento in cui il rivolo d’acqua irride ottusamente la sabbia che sta per inghiottirlo.

*

Vorrei creare uno scrigno di parole solo per i tuoi occhi, le tue labbra, i tuoi seni, il tuo sesso: un monolite di parole più incandescente del Sole e più bello di mille pompini.
Poter dire la rabbia dei fiori, l’incendio della tua bocca intorno al mio cazzo, la filosofia erotica del muschio, il nero che circonda le comete, l’assedio del latte lungo il tuo corpo, la sostanza abissale della semplicità, il primo bacio, il prossimo bacio, il dubbio che muore fra le tue cosce, i sofismi che volteggiano all’altezza dei tuoi seni, la fine, l’origine, le stelle.

 

 

Quanti corpi ci mancano per fregare la morte?

Tag

 

Non dobbiamo mai chiederci quanto tempo ci resta, bensì quanti corpi ci mancano per fregare la morte.
Occorre mettere a nudo il pensiero, i giorni, le stelle dei poeti, la gravità. Farsi chiavare dall’infinito. Oltraggiare la morte inutile. Darsi carta bianca e morire sempre meglio.

Senza morire inutilmente. Senza reclamare una speranza. Senza più trasformare l’affetto in una necessità.
Un giorno, potrò dire di essere stato l’amante della tua intelligenza e di aver posseduto la ventura d’accarezzarti nel sonno e nella lotta.

Se mi chiedi della bellezza, ti dico che è quando cambia improvvisamente il vento e il sonno dei servi si fa impossibile.

Accorgermi che il diaframma tra me e la fine si fa sempre più sottile. Danzare sulla superficie del pensiero per scongiurare ancora un po’ l’annegamento. Ridere, ad ogni alba, senza ritegno, dopo aver toccato il culo a tutti i miei sogni.

Dentro la mia bocca, il sapore di abisso dolce della tua carne.

Avere la forza per creare una poesia che rida di tutti i semi andati perduti; una poesia che vinca l’orrore senza farci impigliare nella vendetta.

La poesia non è un semplice turismo tra le parole. Essa sta alla mente come il sesso sta al corpo. Anzi, neanche. Perché le cose, in verità, si compenetrano, si penetrano a vicenda, si scopano in tutti i buchi senza fare alcuno sconto al senso che diamo al mondo.
Bisogna però dire che la poesia non ridimensiona i sensi, bensì più precisamente il senso comune che può emergerne.
Se l’occhio non vede il cuore, ma casca sempre su un bel paio di tette, la poesia, al contrario, mette cuore e tette in uno stesso contenitore e fa di quest’ultimo la cifra stilistica di un’esperienza capitale.

 

Passi estratti dal mio: Vieni: tumulto, carezza, stella*nera, 2019. Opere pittoriche di Henrik Uldalen.