Arthur Rimbaud, “Addio” (da “Una stagione all’inferno”)

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La mia versione in italiano di Adieu, sezione finale di Una stagione all’inferno. Le foto sono di David Wojnarowicz e appartengono al ciclo Arthur Rimbaud in New York. Avevo già pubblicato in precedenza un ampio frammento della mia prefazione.

ADIEU

L’automne déjà ! – Mais pourquoi regretter un éternel soleil, si nous sommes engagés à la découverte de la clarté divine, – loin des gens qui meurent sur les saisons.
L’automne. Notre barque élevée dans les brumes immobiles tourne vers le port de la misère, la cité énorme au ciel taché de feu et de boue. Ah ! les haillons pourris, le pain trempé de pluie, l’ivresse, les mille amours qui m’ont crucifié ! Elle ne finira donc point cette goule reine de millions d’âmes et de corps morts et qui seront jugés ! Je me revois la peau rongée par la boue et la peste, des vers plein les cheveux et les aisselles et encore de plus gros vers dans le cœur, étendu parmi les inconnus sans âge, sans sentiment… J’aurais pu y mourir… L’affreuse évocation ! J’exècre la misère.
Et je redoute l’hiver parce que c’est la saison du comfort !
– Quelquefois je vois au ciel des plages sans fin couvertes de blanches nations en joie. Un grand vaisseau d’or, au-dessus de moi, agite ses pavillons multicolores sous les brises du matin. J’ai créé toutes les fêtes, tous les triomphes, tous les drames. J’ai essayé d’inventer de nouvelles fleurs, de nouveaux astres, de nouvelles chairs, de nouvelles langues. J’ai cru acquérir des pouvoirs surnaturels. Eh bien ! je dois enterrer mon imagination et mes souvenirs ! Une belle gloire d’artiste et de conteur emportée !
Moi ! moi qui me suis dit mage ou ange, dispensé de toute morale, je suis rendu au sol, avec un devoir à chercher, et la réalité rugueuse à étreindre ! Paysan !
Suis-je trompé  ? la charité serait-elle sœur de la mort, pour moi ?
Enfin, je demanderai pardon pour m’être nourri de mensonge. Et allons.
Mais pas une main amie ! et où puiser le secours ?

______________

Oui l’heure nouvelle est au moins très sévère.
Car je puis dire que la victoire m’est acquise : les grincements de dents, les sifflements de feu, les soupirs empestés se modèrent. Tous les souvenirs immondes s’effacent. Mes derniers regrets détalent, – des jalousies pour les mendiants, les brigands, les amis de la mort, les arriérés de toutes sortes. – Damnés, si je me vengeais !
Il faut être absolument moderne.
Point de cantiques : tenir le pas gagné. Dure nuit ! le sang séché fume sur ma face, et je n’ai rien derrière moi, que cet horrible arbrisseau !… [1] Le combat spirituel est aussi brutal que la bataille d’hommes ; mais la vision de la justice est le plaisir de Dieu seul.
Cependant c’est la veille. Recevons tous les influx de vigueur et de tendresse réelle. Et à l’aurore, armés d’une ardente patience, nous entrerons aux splendides villes.
Que parlais-je de main amie ! Un bel avantage, c’est que je puis rire des vieilles amours mensongères, et frapper de honte ces couples menteurs, [2] – j’ai vu l’enfer des femmes là-bas ; – et il me sera loisible de posséder la vérité dans une âme et un corps.

David Wojnarowicz - Arthur Rimbaud in New York 6

ADDIO

Di già l’autunno! – Ma perché rimpiangere un sole eterno, se siamo impegnati nella scoperta della chiarità divina – lontano dalla gente che muore lungo le stagioni?
L’autunno. La nostra barca, che si staglia nelle brume immobili, volge verso il porto della miseria, la città immane dal cielo macchiato di fuoco e fango. Ah! gli stracci putridi, il pane zuppo di pioggia, l’ebbrezza, i mille amori che mi han crocifisso! Mai dunque la smetterà, questa làmia, regina di milioni d’anime e di corpi morti e che saranno giudicati! Mi rivedo con la pelle rósa dal fango e dalla peste, i capelli e le ascelle pieni di vermi e vermi ancor più grossi nel cuore, disteso tra sconosciuti senza età, senza sentimento… Avrei potuto morirci… Che orribile evocazione! Io esecro la miseria.
E temo l’inverno perché è la stagione delle comodità.
– Talvolta vedo in cielo spiagge senza fine coperte di bianche nazioni felici. Un grande vascello d’oro, sopra di me, agita le sue bandiere multicolori nelle brezze del mattino. Ho creato tutte le feste, tutti i trionfi, tutti i drammi. Ho cercato d’inventare nuovi fiori, nuovi astri, nuove carni, nuove lingue. Ho creduto d’acquistare poteri sovrannaturali. Ebbene! devo seppellire la mia immaginazione e i miei ricordi! Una bella gloria d’artista e di narratore sfumata!
Io! io che mi son detto mago o angelo, dispensato da ogni morale, vengo restituito alla terra, con un dovere da cercare, e la rugosa realtà da stringere! Bifolco!
Mi sono ingannato? la carità, per me, sarebbe una sorella della morte?
Alla fine, chiederò perdono per essermi nutrito di menzogna. E andiamo.
Neppure una mano amica! E dove trovar soccorso?

______________

Sì, l’ora nuova è perlomeno assai severa.
Comunque, posso dire che la vittoria è acquisita: il digrignar di denti, i sibili del fuoco, i sospiri ammorbati si attenuano. Tutti i ricordi immondi si cancellano. Gli ultimi rimpianti si dileguano, – gelosie per i mendicanti, i briganti, gli amici della morte, i ritardati d’ogni specie. – Dannati, e se io mi vendicassi?
Bisogna essere assolutamente moderni.
Niente cantici: mantenere il passo conquistato. Che notte pesante! Il sangue seccato fuma sul mio volto, e non ho niente dietro di me, salvo quell’orribile arboscello!… La lotta spirituale è brutale quanto una battaglia d’uomini; ma la visione della giustizia è un piacere concesso solo a Dio.
Intanto, è la vigilia. Riceviamo tutti gli influssi di vigore e di tenerezza reale. E all’aurora, armati di un’ardente pazienza, entreremo nelle splendide città.
E parlavo anche di mano amica! È un bel vantaggio che io possa ridere dei vecchi amori bugiardi, e coprire di vergogna quelle coppie mendaci, – ho visto l’inferno delle donne laggiù; – e mi sarà lecito possedere la verità in un’anima e in un corpo.

Note

[1] Immagine enigmatica. Riferimento all’albero della conoscenza o alla croce o al roveto ardente di Mosé.

[2] È il congedo ironico dall’esperienza omosessuale con Verlaine, che qui viene a unirsi all’auspicio di una compiutezza personale, di una “verità” che si faccia legittimazione della propria presenza in spirito e in corpo. È l’epilogo della “stagione infernale”, nonché lo sbocco verso nuovi possibili, verso una nuova, acerrima apertura. La volontà di poesia segna forse il passo, ma non tutti i suoi percorsi portano necessariamente all’«invincibile orrore» di una vita asservita. Occorre eludere l’Harar che ci assedia in ogni speranza e rilanciare gioiosamente i tentativi (anche patetici, anche contraddittori) per la costruzione di compiute e strepitose com-unicità.

[ da: Arthur Rimbaud, Una stagione all’inferno, a cura di Carmine Mangone, Eretica edizioni, 2021. ]

David Wojnarowicz - Arthur Rimbaud in New York 1

Arthur Rimbaud, “Una stagione all’inferno”, a cura di Carmine Mangone, Eretica edizioni, 2021

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Arthur Rimbaud, Una stagione all’inferno, a cura di Carmine Mangone, Eretica edizioni, Buccino (SA), 2021, pp. 116, 13 euro, ISBN 978-88-33442-21-1 [testo originale a fronte].

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Breve estratto dalla mia prefazione: < Il vincibile orrore >

Testo di Rimbaud da Une saison en enfer: < Addio >


Nota in quarta di copertina:

«A me. La storia di una delle mie follie. Da molto tempo mi vantavo di possedere tutti i paesaggi possibili, e trovavo derisorie le celebrità della pittura e della poesia moderna. (…) con ritmi istintivi, mi lusingai d’inventare un verbo poetico accessibile, un giorno o l’altro, a tutti i sensi.»

Arthur Rimbaud. Sì, proprio quel “fanciullo sublime” (la formula è di Verlaine) che ha sconvolto la poesia moderna. Dopo di lui, infatti, non si può più scriver versi impunemente. La sua ricerca e il suo desiderio – soprattutto a partire da Una stagione all’inferno (1873) – hanno reso la poesia un territorio da attraversare per costruire esperienze compiute e per fare del verbo un amico irriducibile della verità, dell’unicità.

Arthur Rimbaud (1854-1891) è stato poeta, nomade, esploratore. Adolescente geniale, affronta la scrittura spazzando via i luoghi comuni della propria epoca. Dopo alcuni tentativi di condivisione e coabitazione culturale col mondo europeo delle Lettere, parte e si perde dentro il proprio destino. Morirà di cancro, ma non prima d’aver sconvolto un intero immaginario.

Carmine Mangone, nato a Salerno nel 1967, è agitatore poetico, aforista e critico delle avanguardie del Novecento. Punk anarchico, mai pentito né dissociato, vive solitario (ma non isolato) tra le colline del Cilento.

Carmine Mangone, “Se questo si chiama amore, io non mi chiamo in alcun modo”, Ab imis, 2018

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Download gratuito della versione digitale: < dal blog dell’autore < Internet Archive > < Scribd > < Mediafire >

[ 26 marzo 2018: una scelta di estratti dal libro apparsa su La dimora del tempo sospeso ]

[ 3 aprile 2018: recensione su Goodreads di Rosa Maria Cerone ]

Mangone-libro-SeQuestoEamoreUn libro denso, singolare, già a partire dal titolo chilometrico, che raccoglie poesie erotiche, aforismi e brevi riflessioni creando un percorso di lettura stimolante, “accorato”, lungo il quale sciorino i miei tic, le mie pretese, i miei entusiasmi. Sessantanove testi – numero nient’affatto casuale – che attraversano criticamente (e gioiosamente) tutto lo spettro del discorso amoroso, unendo una verve tipicamente surrealista all’asciuttezza formale di uno Jabès o di uno Char. Senza perdermi in lirismi inutili, ho cercato di coniugare qui passione e tenerezza evitando le ovvietà del romanticismo o di un certo libertinismo rincretinente. Proprio per questo, mi sento di consigliare il volume agli amanti dell’erotismo più spinto, ma soprattutto a coloro che fossero ormai stufi di una poesia edulcorata e autoindulgente. In appendice, un bel saggio sulla poesia di Filippo Pretolani.

  • Carmine Mangone, Se questo si chiama amore, io non mi chiamo in alcun modo, con un saggio di Filippo Pretolani, Ab imis, 2018, 114 pp., ISBN 9780244972073.

Il libro può essere acquistato in digitale su Kindle Store >

Anteprima su < Google Books >

Di seguito, alcuni estratti dal libro. Buona lettura. P.S.: il corpo astrale in copertina è l’asteroide 433 Eros. 😉

*

Il tuo corpo nudo è sempre una vertigine,
perché spezza l’oscenità del mondo e
costruisce un senso là dove tutto mira
ad abolire ogni distanza, ogni doppiezza.
Tu ti spogli e
l’emergenza della carne sottrae qualcosa all’ordine del visibile.
Nessuna invenzione poetica
potrà mai dire
la tua pelle di panico stellare.

*

Ridere ti sguarnisce,
ti salva dalla convenzione del lieto fine.

La tua risata è il sesso di
ogni ironia del mondo.

*

L’amore
non è che il modo con
cui il corpo capisce che è affollato,
sempre più affollato dai fiumi,
dalle pietre,
dalle stelle.

*

Non trovo niente
di più erotico e bello che saperti al mondo.

La tua presenza mette in discussione
ogni riformismo poetico.

*

Malgrado le parole infeconde
e il mio troppo andare,
l’amore è aver risposto di sì alla domanda:
sono NOI in questo me?

L’intesa non ha niente del mistero.
Al contrario,
essa mette insieme tutti i misteri e li
fa svanire nel loro contrasto materiale.

La terra,
la sintassi dei gemiti,
la voglia che sfigura il volto all’altezza del
tuo ventre,
i riti di passaggio.

Davanti al mio bisogno di
più destino,
ci saranno sempre delle notti in cui
dovrò star sveglio per
difendermi dai sogni degli altri.

Forse la morte è solo una storiella che
la materia animata racconta all’uomo per
farlo star buono sulla soglia.
Forse, stilla dopo stilla,
l’assedio finirà,
i campi verranno arati
e l’acqua dei nostri corpi,
per una volta ancòra,
sarà figlia della foce
e non madre degli argini.

*

Si fa l’amore invece di lavorare.
Si scopa invece di fare l’amore.
Si dorme teneramente abbracciati anziché scopare.
Si segna direttamente la pelle anziché scrivere libri sull’amore.
Se poi si scrive un libro, lo si brucia,
oppure lo si gioca a morra con la vita acerrima.

(Quando morirò,
moriranno con me tutti i libri.
La mia parola è solo l’annuncio di
questa scomparsa e dei milioni di stelle che
vi ricadono senza posa).

*

Uccidere tutte le parole che restano sulla
punta del mio cazzo
e vedere la carne del destino moltiplicare
gli errori senza farti male.

“Dialoghi sul possibile” :: chiacchierata tra Davide Galipò e Carmine Mangone su poesia, po(e)tenza, com-unicità, Rimbaud, Stirner, ecc.

Sulla pagina Facebook di Neutopia Magazine, Carmine Mangone e Davide Galipò dialogano su Agitazione poetica: po(e)tenza e com-unicità da Rimbaud a Stirner.

Diretta > lunedì 7 giugno 2021, h. 19:30.