Il Mangone a Bergamo, Ancona e Saronno

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Dopo circa un anno e mezzo di deliberata “stanzialità”, questo mese mi rimetto finalmente in giro per conferenze e letture.

Qui di seguito, trovate le date e i luoghi in cui potrete incrociarmi, nonché una gallery coi flyers digitali dei tre eventi.

mercoledì 12 dicembre, sede del Gruppo Malatesta Ancona, via Podesti n. 14/B, ANCONA;

— giovedì 13, Circolo della Teppa, via Guaragna n. 6, SARONNO (Varese);

— sabato 15, 20^ edizione Anarchist Bookfair, c/o Kascina Autogestita Popolare Angelica “Cocca” Casile, via Ponchia n. 8, BERGAMO.

 

 

 

Carmine Mangone, “L’ingovernabile”, Ab imis, 2018

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Carmine Mangone, L’ingovernabile, Ab imis, 2018, 130 pp., 10 euro.

In copertina: Zbigniew Łagocki, fotografia appartenente al ciclo “Dotknięcia” (2001).

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Il presente scritto è la versione rivista e ag­giornata di un testo pubblicato originaria­mente nel 2011 dalle edizioni marchigiane Gwynplaine. All’epoca, ebbe però un titolo diverso: La qualità dell’ingovernabile.

Si tratta di uno scritto cui tengo moltissimo, perché tratteggia in modo incisivo, netto, e senza troppi fronzoli, tutti i temi che hanno continuato a stregarmi in questi anni.

Per poter continuare a essere la mia “casset­ta degli attrezzi” teorica (e intrigare i miei pochi, eccellenti lettori), aveva però biso­gno di una messa a punto formale; cosa che ho provveduto a fare senza modificare qua­si in niente la sostanza delle mie idee e dei miei affetti.

 

*   *   *

[ Alcuni estratti dall’opera: ]

Chi non sa dove andare, possiede ancora tutte le direzioni. Chi ha paura del freddo, può sempre lasciarsi bruciare godendo del proprio fuoco. Chi affronta il vuoto, deve convincersi di non avere niente da perdere e che le difficoltà nel conoscere il mondo rendono quest’ultimo solo più avvincente.

Voglio sempre sperare che chi scriva lo faccia solo quando non ha di meglio da fare, perché avrei tristezza e paura di coloro che preferiscono armeggiare con le parole invece di fare l’amore, giocare, ribellarsi, andare a camminare sui monti, bighellonare senza meta per la città, bere o parlare amabilmente con gli amici.
La scrittura, e la poesia scritta in particolare, rimane in relazione con il senso solo quando questo stesso senso si mantiene in relazione con il nostro mondo e con i viventi che vi partecipano attivamente; oppure quando si fa ponte gettato verso l’impossibile, verso la gioia che sarà, e che vorremmo per noi, per la nostra comunità amorosa.
Le parole che restano, quelle cioè che diventano testo, libro, voce fissata in un’opera, non vanno vissute o veicolate come se fossero residui, scorie di ciò che è stato o di ciò che si è solo vagheggiato, ma devono farsi scintille, connessioni col mondo, nuova carne poetica.
Solo così possono ancora significare quella rigorosa ingenuità di cuore che rimane alla base di ogni bel movimento di ciò che vive.

L’anarchia è la potenza che non assume forma – movimento della negazione che delegittima la padronanza dei limiti senza limitarsi a padroneggiare la negazione.
Amore furente, creazione finanche per mezzo della distruzione: l’esistenza dell’anarchia testimonia l’impossibilità reale del potere e l’impossibilità stessa di stabilire la potenza dentro un’idea. Ogni anarchismo politico ha perso e perde in partenza, non tanto contro il potere, bensì contro il movimento stesso dell’anarchia, che non ha bisogno di vincere per affermarsi. Nessun potere vincerà l’anarchia. Nessuna struttura anarchica sopravvivrà al proprio movimento.

Mi dovrò intagliare una fica dentro la mente, aprire una vagina nella sostanza più dura del mio pensiero. I concetti non sono cazzi da brandire come manganelli. Occorre trovare il giusto accoppiamento tra i pensieri (ci sono pensieri maschi, pensieri femmine, pensieri senza genere) evitando però di prostituirli alle necessità di una logica. Bisogna fare in modo che anche le idee riecheggino i godimenti passati o futuri.

«L’insorto fece cenno ad alcuni compagni, che immediatamente circondarono il prete. – Compagni, gridò ai contadini, voi affermate tutti che quest’uomo, controrivoluzionario autentico, ha compilato e consegnato alle autorità bianche una lista di “sospetti” e che, in seguito a questa denuncia, parecchi contadini sono stati arrestati e condannati a morte. È vero questo? – Sì, sì, è vero!, gridava la folla. Ha fatto assassinare una quarantina dei nostri. Tutto il villaggio lo sa. E nuovamente, si citavano i nomi delle vittime, si ricevevano testimonianze precise, si accumulavano le prove… Alcuni parenti delle vittime confermarono i fatti. Le autorità stesse avevano parlato loro della lista presentata dal prete, spiegando così il loro atto. Il prete non parlava più. – Vi sono contadini che difendono quest’uomo? domandò l’insorto. Qualcuno ha dubiti sulla sua colpevolezza? Nessuno si mosse. Allora l’insorto afferrò il prete. Brutalmente gli tolse la sottana. – Che bella stoffa! disse. Ne faremo una bella bandiera nera. La nostra è già abbastanza sciupata. Poi, rivolto al prete che, in camicia e mutande, appariva sufficientemente ridicolo. – Mettiti in ginocchio, ora! E recita le tue preghiere senza voltarti. Il condannato obbedì. Si inginocchiò e, con le mani giunte, si mise a mormorare un padrenostro. Due insorti si piazzarono dietro di lui. Estrassero due pistole, mirarono e spararono. I colpi esplosero, secchi, implacabili. Il corpo si accasciò. Era finito. La folla si disperse lentamente commentando l’avvenimento.», Voline, La révolution inconnue, 1947. [Gli insorti erano membri della Machnovščina, le milizie anarchiche ucraine guidate da Nestor Machno nel 1918-‘21].

Spogliare il corpo di ogni spettacolo. Spogliare il mio e il tuo, di corpi, insieme ai loro pensieri, alle cose, alla parola che li limita.
Svestire il destino, toccare, amarsi, mentre l’idea del corpo continua a parlare senza di noi.

L’amore è stato già detto ampiamente in modo poetico, ora si tratta di usarlo per trasformare in meglio il proprio mondo.

Le bestie feroci del desiderio

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Alcuni estratti da Il saper amore. Le fotografie sono di Sandrine Alexandra.

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Seduto sul davanzale della cucina, me ne sto a fumare un mezzo sigaro con le gambe penzoloni nel vuoto.
È un tardo pomeriggio ventoso. Il sole declina. Il panorama s’impone. Ed io penso al vento: al vento fra gli ulivi, al vento che alza la gonna del mio pensiero più sconcio, più bello, facendomi balenare in mente il culo delle cose, il lato B irredimibile di tutte le cose.
Vengo invaso allora da una gioia impertinente, immane, che travolge ogni stronzata. Sorrido. Sorrido di un sorriso più ottuso di ogni desiderio. E non ho alcun bisogno di giustificarmi vivo. La potenza è qui. Il destino si afferma. La flagranza dell’esistente mi libera da ogni paura, da ogni superfluo discernimento, e giungo così a un’evidenza imperiosa, insopprimibile: il ritorno a me, fuori da ogni progetto, si rivela un grande sconfinamento della materia, un’ironica pretesa del cosmo, nonché l’unica vera causa per cui non potrò mai smarrire la mia volontà di poesia.

I tuoi occhi, per me, sono senza rimedio. Rendono affatto inutile la parola redenzione. Proprio per questo, dovrò assumere la fermezza degli ulivi, la cautela feroce della faina. Non voglio ritrovarmi a vomitar stelle fra le pieghe dei sogni. Sarebbe disdicevole fallire la poesia.

Voglio che le mie parole mi potino come io poto i miei ulivi.
Vengo preso nella tagliola della volontà.
Sono vero.
Le mie contraddizioni mi amano.

Poeti che si mordono la coda anziché annusare il culo della vita, che strazio!

Sere così. Dove ti accorgi che l’universo contiene infiniti battiti e forse una grandiosa carità, un amore facinoroso, invadente.

Tutto questo ribollire di voglie che mi fai venire in testa, al basso ventre, fra le parole. La smania di cacciartelo in ogni buco. La voglia di venirti in bocca. La mancanza di parsimonia del mio cazzo. Tutta questa fiumana di sesso che ho per compagna di poesia quando ti penso. Tutta quella sabbia di pensieri che metto fra gli ingranaggi del destino. Il vento. I tramonti. La poesia del tuo culo. Le bestie feroci del desiderio. Il mondo che inventiamo. Le scorpacciate d’amore. La cioccolata. I gatti.
Ecco. Sono tuo. Sono soltanto tuo. Dimmi qualcosa. Apriti. Chiavami. Sorridimi con la tua intelligenza più animale. Scopami come se fossi l’ultimo poeta sulla terra. Dimmi qualcosa. Fa’ di me il tuo libro aperto. Strusciami la fica contro la barba. Soffoca la mia boria di maschio fra le tue cosce. Pisciami in bocca. Fammelo venire duro come una sentenza inappellabile. Apriti. Chiavami. Fammi sborrare nella tua testa. Il territorio dell’amore è un campo minato pieno di rose. Vieni a saltare con me. Veniamo in faccia a quella troia della morte. Concediamoci una pretesa più forte del nostro stesso amore. Nessuno potrà toccarci e più niente potrà deluderci. Solo l’esplosione. Solo l’esplosione avrà senso e sarà origine.

 

 

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