Carmine Mangone, “Vieni: tumulto, carezza”, stella*nera/Ab imis, 2019

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Presentazioni e letture pubbliche:

martedì 17 settembre 2019 | ROMA | Zazie nel metrò (Pigneto) — h 19:30-21:30 | pagina dell’evento su Facebook
sabato 18 maggio 2019 | Marigliano (Napoli) | Masulli Bistrot Cafè – via San Francesco n. 69
venerdi 17 maggio 2019 | Montemiletto (Avellino) | Ludovico Van – Piazza Umberto I n. 35

Recensioni:
– Rosamaria Cerone su Goodreads (3 giugno 2019)

«Vieni. La voce verbale più intima, la più prossima alla fine di ogni distanza. (…) Ogni parola è la sorte del libro che non smetto di scrivere per te. (…) Insistere in questo gioco: la scrittura, il respiro, il continuare a versare acqua nel deserto. Godere dell’intervallo, di quel momento in cui il rivolo d’acqua irride ottusamente la sabbia che sta per inghiottirlo», Carmine Mangone.

Carmine Mangone, Vieni: tumulto, carezza, con illustrazioni di Simone Lucciola, stella*nera/Ab imis, 2019, formato 21×20, interni a colori, 40 pagine, senza copyright, né distribuzione commerciale, né prezzo di copertina imposto (il prezzo lo fa, [ir]responsabilmente, chi lo acquista).

estratti:  < 1 >  < 2 >  < 3 >  < 4 >   < 5 >   

Il libro raccoglie scritture brevi a carattere erotico-filosofico, minute riflessioni e aforismi poetici scritti tra il febbraio e l’aprile 2018.
Chi mi legge da tempo, sa già cosa aspettarsi. A tutti gli altri, invece, posso solo dire che la mia scrittura – divenuta sempre più personale negli ultimi anni – si è andata affinando (non solo stilisticamente) a partire da quelli che sono e restano i miei riferimenti principali: Char, Blanchot, Bataille, Duras, Deleuze, Jabès, il punk, il surrealismo, le idee anarchiche (ma con uno smodato quantum di carnalità in più).

Per richiederne una o più copie, potete contattarmi via mail (mangone.carmine@gmail.com), su Telegram, oppure, più comodamente, utilizzando il modulo che trovate in fondo alla pagina Bookshop. Tenete presente che NON lo troverete in libreria, né sui portali librari on-line (tipo Ibs, Amazon et similia).

*   *   *

Voglio ringraziare di cuore: Angela Falchi, senza la quale questo libro non sarebbe mai nato; Marco Pandin (ciao vecio!), che ha confezionato il libro per stella*nera mettendoci le idee per il layout e molto amore; nonché Simone Lucciola, realizzatore delle cinque illustrazioni a corredo dei testi (Simone è anche poeta, cantante punk e una splendida persona; date un’occhiata al suo blog).

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Il giorno era fuori di me e questo fuori mi apparteneva

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Frammenti testuali scritti fra il 13 e il 14 settembre 2019. La foto è mia: Epiphany In The Bedroom #1 [scattata il 27 luglio2019, con mirrorless Sony ILCE-6000L, obiettivo 16-50 mm, f/8, 1/125 sec., ISO-100, senza treppiede, lavorazione del file raw con UFRaw].

 

 

 

Dico troppo e non so più parlare.
Nei miei giorni, un misto di ferocia e malinconia, col quale intrattengo un me stesso che vuole ormai solo ascoltare o avvertire il suono della comprensione o ammassare le domande.
La ferocia di cui parlo mette alla prova il corpo indurendolo, facendolo faticare in mezzo agli ulivi, ricreandolo in gioie o costernazioni che hanno più di mezzo secolo di vita. Una ferocia curiosa, intraprendente. I miei muscoli la usano, ma non la trattengono, mentre i mattini ne fanno una libertà soffocante, difficile, che arma gli occhi e mi sbarazza di ogni superfluo.
Dall’altro lato del corpo, intanto, la malinconia nasconde gli anni, le disillusioni, ma non i giorni di pioggia o di collera inesaudita (allorché s’intasa di silenzi finanche la nudità della memoria). Succede allora che accarezzo i miei animali, le cortecce tiepide degli alberi, e i nomi delle cose si mettono a vorticare nell’aria, intorno alla mia testa, in una sarabanda festosa e inutile.

Il giorno era fuori di me e questo fuori mi apparteneva, era ciò che mi sottraeva alla possibile soddisfazione di uno spazio comune, consueto.

Es
temporaneo,
sedimento,
spore di bellezza,
botola celata fra le stanze della memoria.

Due rondoni attaccano una poiana
e il coraggio indossa una veste di carta velina.
Non ho freddo.
Le mani si tengono compagnia.
La rabbia del mio mondo si trasforma in muri a secco.