Gottfried Benn, “Il giovane Hebbel”

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Il vostro intaglio e foggia: difficile scalpello
in mano morbida e fine.
Traggo con la fronte
la forma dal blocco di marmo,
le mie mani lavorano per il pane.

Da me sono ancor lontano.
Eppure voglio diventare io!
Porto cupo nel sangue,
le grida della creazione sua
di cieli divini e terre umane.

Mia madre è una donna così povera,
che ridereste a vederla,
abitiamo in una baia angusta,
al limitare del villaggio.

La mia gioventù è per me come una crosta:
sotto vi è una ferita,
da cui ogni giorno perdo sangue.
Ecco perché sono così sfigurato.

Di sonno non ho bisogno.
Di cibo quanto basta per non crepare!
Inesorabile è la lotta,
e il mondo s’affissa in punte di spade.
Tutte hanno fame del mio cuore.
Tutte, disarmato, dovrò
fonderle nel mio sangue.

 

la poesia Der junge Hebbel è tratta da Trunkene Flut (1949). Traduzione di Carmine Mangone. Il testo originale è nei commenti. Illustrazione di Angela Smets.