La tua presenza mette in discussione ogni riformismo poetico

In evidenza

Tag

, , , ,

Alcuni brevi testi poetici tratti da: Se questo si chiama amore, io non mi chiamo in alcun modo (Ab imis, 2018). Le immagini sono prese dal web.

*

Si fa l’amore invece di lavorare.
Si scopa invece di fare l’amore.
Si dorme teneramente abbracciati anziché scopare.
Si segna direttamente la pelle anziché scrivere libri sull’amore.
Se poi si scrive un libro, lo si brucia,
oppure lo si gioca a morra con la vita acerrima.

(Quando morirò,
moriranno con me tutti i libri.
La mia parola è solo l’annuncio di
questa scomparsa e dei milioni di stelle che
vi ricadono senza posa).

*

Non trovo niente
di più erotico e bello che saperti al mondo.

La tua presenza mette in discussione
ogni riformismo poetico.

*

L’erba folle di uno sguardo,
la prossimità che invoca il germoglio,
la coscienza minata,
i sogni in calore,
la Via Lattea che ti cola dalle labbra,
un nido di costernazioni,
l’aria ruffiana del tuo culo.

Nel cuore della notte,
tutto ha un fragore gentile.
La mente si struscia contro la vita,
l’opacità dei corpi svanisce
e la chiarezza del divenire
si porta via ogni parola.

Antonin Artaud, frammenti dai “Cahiers de Rodez” – 3

Tag

, , ,

 

La terra dovrà essere il mio corpo e il corpo sarà la terra che esiste chiaramente,
dove la lucidità del corpo e l’apogeo della mente sono gli specchi ustori che bruceranno il guscio dell’inerzia, vale a dire l’involucro che separa la poesia incarnata dal suo velo di sangue e che non posso mancare,
se voglio pervenire alla giusta maniera dell’uomo.

       Ho voluto colpire gli stati presunti
       e ciò che in loro usurpava il mio mondo,
confondendomi con la terra e la bufera.
       Ho tenuto per mano la rivolta e sempre al culmine di me stesso.
Ho visto la penetrazione sessuale dello spirito santo nei corpi senza vita di
Van Gogh,
Lautréamont,
Denoël,
e lo sapevo,
che l’inasprimento del dolore avrebbe portato il pensiero ad ustionarsi contro le vampe del non detto e a far regredire la certezza della vita.

L’essere è un albero da potare
– e il taglio va fatto da mani esperte,
quando la terra è intrisa di sperma e vino.
E lo sperma,
ancora caldo e senza peccato,
deve raggiungere le radici del corpo e gettare un fiore illogico sulla strada del verbo.

Dal sesso nasce il pensiero fisico,
il pensiero che saccheggia dall’interno il corpo rivolgendolo contro se stesso per cercare una via d’uscita,
uno sbocco,
       una morale che non condanni l’uomo per via della sua morte,
un pensiero – insomma,
che tratti finalmente la mortalità con il rispetto che si deve al nudo eroismo dell’uomo.

 

 

Io sono corporalmente un’espugnazione dell’essere.
In altre parole –
ciò che voglio è
       un’uscita dall’essere
facendo leva sui crimini stessi del pensiero,
dopo aver abbassato il ponte levatoio dello spirito
e fatto entrare tutte le idee che sono dalla mia parte.

È tempo che si smetta la puerile costruzione dell’essere
e che si venga al dunque,
ossia
       all’impasto del pensiero con la carne
nello sforzo di ripristinare il corpo che ci è stato tolto al momento della prima nascita – che non è mai la nascita definitiva, perché il vero avvento dell’uomo è una nascita che deve essere poetica e carnale insieme, ben lungi da ciò che si ritiene l’inizio di un nome e che invece non è altro che l’ingerimento di un Io.

La rivolta contro l’essere è anche una rivolta contro l’uomo deturpato dalla vita,
perché se così non fosse,
       si dovrebbero accettare i nomi senza poter bruciare il mondo che li porta,
e questo
vorrebbe dire che sono i nomi a vivere e non l’uomo.

Come si può pretendere che la verità sia un adescamento dello spirito mediante un qualsiasi dio? – e che si possa rinchiudere tutto il male dell’essere all’interno di un corpo appena abbozzato?
Non si può credere alla bontà del cielo, perché il cielo non esiste, e con ciò voglio solo dire che non può esistere una profondità carceraria dello spazio
né può esserci un destino verso l’alto,
perché noi dobbiamo scavare
       e andare giù,
sempre più giù nell’escavazione di un pozzo,
se vogliamo avvicinarci al respiro e scongiurare – una volta per tutte,
la desolazione del cielo.

Ho bisogno di una fondamentale amicizia con gli elementi
per poter esigere una vita –
       e non ho alcuna intenzione di restare nel vago.
L’anima non è una discordanza,
      ma una traccia d’infinito sul corpo,
      un neo dell’eternità,
– il ritratto dell’uomo che va a compiersi in un mondo dove dio è stato ricacciato nel nulla.

Perché non c’è poesia sufficiente?
Perché ogni parola è l’erede di una rovina,
e fino a che non sarò capace di ristabilirne il respiro
non potrò parlare veramente.
       Prima della parola,
       ci sarà qualcosa che non richiamerà soltanto un balbettio,
       ma piuttosto una presenza,
       un pensiero del mondo senza più dolore,
e cristiani ed ebrei non potranno più tenermi
       nella vasca del battesimo,
lavacro di tutte le idee meschine sull’umanità,
e voglio che si sappia che io non posso morire
e che la morte è solo un paravento dietro il quale si nasconde la disfatta di ciò che avete rinchiuso in me perché non potevate averlo.

 

Testi tratti da: Antonin Artaud, Cahier de Rodez, Maldoror Press, 2011, ebook gratuito, traduzione di Carmine Mangone. Illustrazioni: Patrick Santus, Artaud variarions 2019.