Viviana Leveghi, a proposito di “Nessuno mai che abbia sentito russare le stelle” (e molto altro)

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Un testo sontuoso; anzi, lo definirei un testo suntuario, che apre il discorso a un territorio del lusso e ad una lussureggiante riterritorializzazione della soglia tra dicibile e indicibile.

Sono grandemente onorato dal fatto che un mio testo abbia innescato dinamiche di pensiero che rilanciano il residerio del Flamel formicolante in ciascuno/a di noi.

Il tratto tra me e te non è un dado e non è mai dato aprioristicamente: una ninnananna per tutte quelle stelle in procinto di esplodere o che, di già esplose, non abbiamo ancora ammirato nei nostri cieli più affettuosi.

Non è mai troppo tardi per una condivisa supernova.

Tutto il mio amore per i pettirossi doloranti e mai domi…

Carmine Mangone, “Nessuno mai che abbia sentito russare le stelle”, Ab imis, 2026

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[ aggiornamento: nota apparsa su comunicati.eu, 14 maggio 2026. ]

Carmine Mangone, Nessuno mai che abbia sentito russare le stelle, prefazione di Viviana Leveghi, postfazione di Filippo Pretolani, Ab imis, 2026, ebook, pagine 129.

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Il libro che scriviamo, qualsiasi libro che potremmo scrivere, sarebbe del tutto inutile, se la parola non costruisse, fuori da ogni libro, un punto di tangenza tra il desiderio di chi legge e la realtà del nostro mondo. (…) Nessun corpo, nessun libro è davvero nostro, essendo parte dell’opera sempre incompiuta e sempre da compiere tra le latenze del giudizio. L’evento resta dunque un’emergenza dell’intesa tra gli elementi che condensiamo in noi accogliendone anche il tremore: una tacca che facciamo lungo quel divenire particolare che denuda il nostro pensiero e la nostra disponibilità. L’amicizia verso l’esistente è l’incrinatura decisiva, il varco che rimane inappropriabile e che nondimeno ci consente di cavalcare le onde e i fulmini che il destino ci getta negli occhi e nel sangue. [Carmine Mangone]

Un’incolmabile, sopraffatta verità

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Alla fine, avrò almeno provato a dirti l’emozione del vento, il discapito delle mezze misure, lo stupore del tasso di fronte a quel piccolo diavolo incatenato ai piedi del susino.

Tenerti lontana dalla gendarmeria delle idee,
concepirti sempre nuova nel Medesimo,
non aggiogarti a qualche sterile promessa d’arcobaleno.

Chi avrebbe potuto dire quanto sarebbe durata la fase del nero?
Non abbiamo sonni
(c’è solo una lunga veglia)
per la lampada del giudizio.

E tutte queste cose
(la loro incolmabile, sopraffatta verità)
come una quieta sconfitta dei nomi
nel sottobosco che se la ride.

 

Laureana Cilento, 16 maggio 2026. Il video e la foto sono frutto di estrapolazioni e montaggi a partire da alcune riprese notturne con fototrappola GardePro E8P (mia nuova passione!).