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Guy Debord, Gwynplaine edizioni, Internazionale Situazionista, Isidore Ducasse, Raoul Vaneigem, Ratgeb, situazionisti

Raoul si è spento il 28 luglio 2026.
Ebbi modo di saggiarne la gentilezza durante un breve scambio via email che avemmo quasi una quindicina di anni fa allorché curai per le edizioni Gwynplaine la pubblicazione di due suoi scritti. Essendo i testi in questione non più reperibili, e in pieno accordo con Orlando Micucci della fu Gwynplaine, trovate qui di seguito i link per scaricarne gratuitamente i PDF che furono mandati in tipografia. Vi aggiungo inoltre qualche altra opera del pensatore belga, nonché una breve nota critico-biografica.
< Nessuno muore davvero, se giunge a coprire i vuoti che non riusciremmo mai a contenere da soli nella nostra lotta contro il definitivo. >
- Raoul Vaneigem, Banalità di base, a cura di Carmine Mangone, Gwynplaine edizioni, Camerano (AN), 2012 [PDF/ITA];
- Ratgeb [Raoul Vaneigem], Dallo sciopero selvaggio all’autogestione generalizzata, con nuova introduzione dell’autore e un saggio di Carmine Mangone, Gwynplaine ed., Camerano, 2013 [PDF/ITA];
- Raoul Vaneigem, Trattato di saper vivere a uso delle giovani generazioni, traduzione di Paolo Salvadori, Vallecchi, Firenze, 1973 [epub/ITA];
- Raoul Vaneigem, Il libro dei piaceri, Arcana, Roma, 1980 [epub/ITA];
- Raoul Vaneigem, Terrorismo o rivoluzione, banalità di base, Bologna, s.d. [PDF/ITA];
- Raoul Vaneigem, Traité de savoir-vivre à l’usage des jeunes générations, Gallimard, Paris, 1967 [PDF/FRA];
- Raoul Vaneigem, Traité de savoir-vivre à l’usage des jeunes générations, Nouvelle édition augmentée d’une préface de l’auteur, Gallimard Folio, Paris, 1992 [epub/FRA].

Raoul Vaneigem nasce il 21 marzo 1934 in Belgio, a Lessines, municipalità che dà i natali anche ai surrealisti René Magritte e Louis Scutenaire (a quest’ultimo, Vaneigem dedicherà poi una monografia uscita nel 1991). Si laurea a Bruxelles nel 1956 in letteratura con una tesi su Ducasse, che verrà pubblicata lo stesso anno (Isidore Ducasse et le Comte de Lautréamont dans les Poésies). Nel 1960, il filosofo Henri Lefebvre lo presenta a Guy Debord. Comincia così la sua collaborazione alle attività del gruppo situazionista. I suoi primi testi come membro dell’I.S. appariranno sul n. 6 della rivista Internationale Situationniste (agosto 1961). Seguirà subito dopo il saggio Banalità di base, dove già si possono rintracciare alcuni dei temi che poi confluiranno nel Traité del ’67 (sua opera più nota).
Lo stile di Vaneigem è barocco, fiammeggiante. Una sorta di ibrido tra la migliore tradizione pamphlettistica anarchica, la vis polemica del primo surrealismo e la nettezza di certe formule marxiane. I suoi scritti, pervasi da un tono quasi messianico (sarà per gli studi che il belga ha condotto sulle eresie cristiane e sulla gnosi?), tratteggiano l’essenziale delle dinamiche di assoggettamento mercantili partendo da una prospettiva che coglie e cerca di affinare la ricchezza delle individualità nel tentativo di fondare una pratica per sanare la frattura storica ed esiziale tra le istanze comuni dei viventi e le insopprimibili pulsioni del singolo.
Soprattutto con Le livre des plaisirs (1979) e Adresse aux vivants sur la mort qui les gouverne et l’opportunité de s’en défaire (1990), Vaneigem si svincola dal consiliarismo originario e (in parte) dalle prospettive di classe per ridefinire una radicalità umana e anticapitalista in grado di sganciarsi dai generali processi di valorizzazione, rintuzzare le dinamiche di morte del capitale onnicomprensivo, riavvicinarsi alla “naturalità” delle passioni e costruire così (la formula è sua) un’Internazionale del genere umano.
Nonostante il continuo rimaneggiamento di concetti già sviscerati ampiamente e la presenza di elementi che rasentano l’idealismo – l’ultimo Vaneigem parla ad esempio di una non meglio precisata mutazione del genere umano come superamento antropologico del capitale e delle rivoluzioni storico-sociali fallite –, il pensiero dell’ex situazionista, dimissionario dall’I.S. il 14 novembre 1970, conserva nei decenni successivi i suoi principi libertari e anticapitalisti di fondo, e si mantiene tra le espressioni più rilevanti della critica radicale, presentando peraltro un percorso contiguo e affine a quello di alcuni grandi pensatori rivoluzionari della sua generazione (due nomi su tutti: Jacques Camatte e Giorgio Cesarano).
Muore a Barcellona, in Spagna, a 92 anni, il 28 luglio 2026.




