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7

Un olivo potato malamente,
le morti che non ho perdonato,
i tuoi occhi messi in un angolo per paura di scalfire il futuro
e tutte le stelle cadenti sporcate coi più stupidi desideri:

restano i soli giudici della mia vita.

8

Sembra che il corpo cresca quando ti penso,
sembra che ogni mio pensiero
avverta il denudamento dell’erba appena falciata.
Nel disinteresse del sole,
la luce dei miei tramonti ti conduce fino al mare.

9

Ancora qui,
ancora a cercare delle parole che possano dire il
percorso più breve per la fiducia.
Abbracciare un intero querceto e
dimenticare la stanchezza delle radici.
Farti spazio accanto alla rovina delle rose e
calarsi insieme alla luna nel
pozzo senza fondo di un’eterna avvenenza.

10

Rammendo il giorno strappato da un sole maldestro
e ti penso,
come si pensa un fuoco incauto in piena estate.
Tu non ci sei
o ci sei anche troppo
nella presunzione delle rose.

11

Un rigore indisponente si abbatte sulla sera
e chiude a chiave i sogni recalcitranti.
Ho finito la birra.
Non ho finito me.
Tagliare i rami secchi del corpo,
ideare una poesia senza stelle,
prendere per mano il destino e
sposarlo a tutti i verbi all’infinito ignari dell’oblio.

12

La tua voce è la cura degli incastri nel
muro a secco di un verbo che non vuole franare.

In poesia, bisogna tener fede anche alla
parola non data.

*

Laureana Cilento, 9-11 maggio 2025. Versi indirizzati e dedicati a Viviana Leveghi. Disegno: Keith Haring.