Tag

, , ,

Nel precedente insieme di riflessioni, avevo introdotto l’ipotesi di un metodo. Qui, avete una sorta di premessa a ciò che sarà il mio tentativo di concretizzazione (assai lento e accidentato) di quell’ipotesi appena ventilata. Fotografia: Duane Michals.

Ci sono momenti in cui avverto il peso dei miei limiti, la gravità di una vigilanza incessante sull’efficacia del mio pensiero.
Rifarei ogni noi. Convoglierei ogni desiderio verso la distruzione dei miei accanimenti.
I libri che ho scritto mi appaiono per ciò che sono: un compendio di passioni esacerbate, una cronistoria di tentennamenti, un tentativo per imbellettare le mie contraddizioni o per dimenticare il cucciolo che non sono stato.
Avrei voluto una lingua aliena per poter sognare insieme all’Altro un mondo che fosse oltre i miei limiti; agganciare le parole alle sensazioni, alle vibrazioni degli elementi, e non più ai significati che accolgo per comodità e che avvaloro nel cerchio magico di una rozza filosofia personale.
Io non devo compiacere più nessuno, neanche il mio ego. La gran parte dell’umanità mi lascia indifferente. Ho da dimostrare qualcosa soltanto agli olivi, alle nuvole, ai gatti, alle stelle. Il risveglio non mi turba affatto. Ho il sonno leggero, molto più leggero delle mie contraddizioni.

L’importanza data a idee e concetti lasciati vagare nell’empireo di una potenzialità affatto teorica, va sormontata da una riacquisizione delle conoscenze direttamente e immediatamente funzionali al saper vivere. Quest’ultimo, nell’epoca degli asservimenti personalizzati, si fonda anzitutto sull’abbattimento di tutte quelle mediazioni e rappresentazioni che separano il vivente dalla sua possibile compiutezza psicofisica, emozionale, affettiva. Il metodo che adotto per affinare il mio saper vivere non può creare un ulteriore diaframma tra me e il mondo, né può abbandonarmi a uno stato d’indifferenza verso l’esistente. Combattere contro la frammentazione del senso significa ridare importanza a ogni dettaglio che ci stia a cuore. La ricerca di una qualche totalità ci allontanerebbe infatti dalla coscienza dell’essenziale e ci consegnerebbe all’idealizzazione di una condizione «estatica», vale a dire, sostanzialmente, all’accettazione beata e beota di uno smarrimento del sé nell’indistinto.
Compiutezza non è perfezione. Compiutezza è consonanza tra il vivente e una determinata configurazione del mondo. Capacità nel costruirsi una soddisfazione che non sia adempimento o conseguenza di azioni irriflesse. Unione di pensiero e attività manuale, gioia e puntiglio, affinamento delle idee e coordinazione volontaria dei comportamenti. La compiutezza è la soluzione di continuità che ci fa emergere dalla notte della conoscenza. La mela di Eva. La pietra miliare che collochiamo lungo l’infinito srotolamento del nostro divenire e che dà un senso appagante (o almeno ammissibile) al nostro andare.

Desiderare un metodo per realizzare la compiutezza, ma anche per far sì che quest’ultima non diventi una costrizione per il movimento stesso del desiderio. Il saper vivere è già nella ricerca critica e poetica della soddisfazione, e non solo nel compimento delle nostre migliori esperienze.
Occorre allenare l’attenzione e carpire l’essenziale senza diventarne dipendente. Ogni dipendenza è una malattia del desiderio, una riduzione della propria unicità, un’approssimazione che distanzia i viventi anziché avvicinarli. Il pensiero non va lasciato da solo, a tu per tu con le sue fredde presunzioni logiche; dev’essere accompagnato dal battito del cuore, dalle lacrime, dai sorrisi. La cura è la dinamica principe del saper vivere: cura verso noi stessi, certo, ma anche accudimento (mai acritico) di tutte le possibili alterità dell’amore che entrassero in contatto con noi. Dovremo comunque restare vigili rispetto ai tentativi di salvezza orditi dall’Altro, i quali si rivelano talvolta ben peggiori del male che vorrebbero sanare, soprattutto quando finiscono per tenerci in un regime di salute che non rientra, e mai rientrerà, nella nostra idea di bene.

Laureana Cilento, 27-28 luglio 2025 (Continua – 5).