Come contrastare la stanchezza e l’indecisione che, a sprazzi, in modo velenoso, giungono a fiaccare la mia potenza?
Mi trascino dietro una mole di vissuto sempre più impegnativa. Al tempo stesso, la memoria si rivela di sovente la maggiore e più terribile nemica della mia volontà di godimento.
Ricordare fa male. La reminiscenza è una lama. Col passare degli anni, la memoria si trasforma in una sorta di campo minato. Si corre quindi costantemente il rischio di saltare in aria su qualsiasi corrispondenza che venga a ricordarci un’immagine dolente, un proposito fallito, un volto amato invano.
Certo, ho imparato a redarguire l’amore e a non portarmelo in giro come una ferita, ma non sono ancora abbastanza bravo a liberare il mondo da quelle che si rivelano le parti indesiderate di me stesso, né d’altro canto riesco sempre a incentivare le mie parti desiderabili evitando di mutarle in obblighi in capo all’Altro.
Ho tralasciato una parte della mia vita per darmi la possibilità di amarti. E cosa ne ho tratto? Un tentativo d’ordine che non era neanche il mio. Un distogliere la mente dall’impraticabile e dall’impossibile mentre il cuore mi urlava contro. Insomma, ne ho ricavato quasi nulla: una manciata di semi che porto speranzosamente in tasca, parecchia fatica e ben poca fiducia nei confronti del mio stesso passato.
L’unica soluzione sarebbe l’oblio: costruirsi delle amnesie selettive, parziali, irrimediabili; poter ricevere la dimenticanza come una benedizione, come una sorta di Alzheimer giudizioso, capace di discriminare oculatamente i ricordi negativi, dolorosi, ma senza quell’angoscia inesplicabile che ho visto per anni, ogni giorno, negli occhi di mia madre.
Rimango responsabile per il mio impossibile oblio, per l’accanimento con cui indugio, per le speranze che non riesco a sbaragliare. Troppo generoso verso il mio desiderio e anche fin troppo stolto nel volerlo vivere come una stella capace d’imporre la propria forza gravitazionale a tutti i corpi circostanti.
Isolarmi da te non è mai stata una salvezza. Declassare e distanziare chi non può corrispondere al proprio desiderio, è un modo molto stupido per cautelarsi. Anziché godere di ciò che mi donavi, mi sono impigliato malamente nelle impossibilità dell’amore facendomi trascinare al largo in balìa delle passioni più elementari.
Da solo, a tu per tu con gli estremi del mio affetto, non potrò mai maledire il fatto d’averlo costruito con ciò che potrebbe anche allontanarmi dalle reali congiunzioni tra i vari elementi del desiderio.
Per quanti sforzi io faccia, la mia vita non si scorpora dalle parole insistenti, in affanno, che non riescono a trattenerla.
Scrivo con gioia anche il fallimento, ma la gioia non può più essere lo scandalo puerile della scrittura.
Il ricordo, intanto, resiste a ogni attentato compiuto dalla poesia residuale del mondo. L’affetto, malgrado le mie peggiori intenzioni, non esiste che per l’affetto e giunge a frenare tenacemente ogni rivendicazione d’oblio.
Di fianco alla vita, la parola resta quindi opaca, scivolosa. Soltanto uscendo dai luoghi comuni dell’esaltazione, si potrebbe trasformare l’amore in rispetto e rifugio.
Laureana Cilento, 28 agosto 2025 (continua – 12). Foto: Magdalena Roeseler.
