Tag

, , , , ,

 

Sei di mattina. Risveglio sereno, cielo terso. Sotto la finestra della camera, la «mia» volpe, tra il curioso e l’allarmato, alza la testolina, mi scruta per qualche istante e poi saltella via tra l’erba.
Basta davvero poco per sentirsi ricongiunti col mondo al di qua dell’eventuale, al di qua della polvere.
Due ospiti della Terra che si studiano senza male-dirsi.
La conoscenza non è un altrove protetto da una distanza, bensì una riconoscenza bene-detta dai tentativi di adiacenza.
Ci si inscrive dentro il reale quando il nostro riconoscerlo (il nostro averci attraverso la riconoscenza) è come un vento che spazzi via le nubi della maldicenza. Non si tratta di supino consenso, né di stolto buonsenso. I frutti della consonanza maturano soltanto sotto un sole capace di confondere i nostri oroscopi politico-morali. L’antimorte stenta e s’ingarbuglia, salvo quando le svolte del giorno riescano a far sorridere, almeno a sprazzi, il mortale intransigente.

Sentirsi come le ali ubriache della rondine che torna al nido delle precedenti primavere sognando un azzurro colmo di scrupoli.
Onorare il cielo che non ha bisogno di onorarti, perché l’onore è una sapienza che partecipa alla cura, mentre il cielo, al contrario, non conosce alcuna necessità di riparazione.
Se il cielo sognasse, non potrebbe che sognare soltanto un cielo più profondo.
Sotto le stelle indifferenti, il saggio è colui che sostiene che il Tutto non è mai stato il contrario del Nulla e che il Nulla non può più essere un sintomo del pensiero.
Il sapere è il salto di una volpe sulla preda ignara, una voce amica che si perde affettuosamente tra le spighe e le spade, una carezza data all’ospite inatteso anche quando sai che la vostra erranza sarà senza fine.

Laureana Cilento, 5-7 novembre 2025 (continua – 26). Fotografia: Alexandra Bochkareva.