Prima del numero. Prima delle parole. C’era già la radiazione cosmica di fondo. C’erano le increspature gravitazionali generate dal Big Bang. C’era il canto gregoriano della materia oscura.
Ciò che non sappiamo è ciò che non è mai finito. Ecco il perché – eco il perché – delle soglie su cui ci attestiamo – col pensiero, con le macchine resideranti dell’affetto – per non morire nel determinato.
L’elusione di Dio è stato il tentativo di riabilitare l’insensato in cui galleggiavamo prima della creazione, prima del fondamento.
Ciò che definiamo fondamento è il peccato originale del senso: cuscinetto mitico collocato tra la materia oscura e quella del mondo locale che abitiamo.
Il determinismo deperisce sempre più e, a dire il vero, non ne abbiamo mai avuto questo gran bisogno.
La sconsiderata ricerca di un’origine, di un punto finale, da cui emerge storicamente l’acrimonia di una sostanza che compatisce o tradisce continuamente la singolarità…
Da questa defezione, da quest’apertura invereconda del Libro – come contrappunto ironico del divenire –, nasce l’egoismo di una coscienza che abita per davvero soltanto la soglia.
Dopo tutto il dicibile, ci resta pur sempre l’ardimento dell’attimo e la flagranza di una voce.
Il gioco a perdere cui acconsentiamo dopo aver accettato la nostra intelligenza mortale, e che ci ostiniamo a dire nel migliore dei modi per non sentirci soli di fronte al movimento incessante di tutte le cose, è la meraviglia che ritorna a sprazzi, incessantemente, e che ancora ci tiene dentro l’ingenuità di una sapienza.
Siamo l’amore oscuro che dismisura il reale, la fanghiglia del pensiero che riconosce sia la primavera, sia il fumo delle devastazioni felici. Tuttavia non sposiamo alcuna opposizione, perché riconosciamo ogni concordia affiorante dai fuochi che asciugano il corpo.
Chi impara a riflettere anche le cose in ombra, abbandona i misteri del mondo dopo aver appreso la nudità dell’amicizia.
Ritenendo che la poesia non sia ovunque, devo la mia vita a un’imperizia sorridente della materia.
Il bianco finale – l’esplosione del Sole dentro il mio corpo – non sarà mai un tradimento del nero.
(Queste pagine bianche, tutte queste pagine bianche nella mia mente, urlano come una volpe investita, morente, e che comunque spalanca i suoi occhi per accogliere tutto lo splendore dell’ultimo istante.)
Laureana Cilento, 6-7 dicembre 2025 (continua – 30). Fotografia: Laura Makabresku.
