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Si può ritenere vera soltanto quella conoscenza che regali al conoscitore un accordo confidente con ciò che egli impara a conoscere.
La conoscenza è una forma di amicizia nei confronti del possibile.

Se la vita è la principale misura di ciò che conosciamo, nonché il sommario storico-biologico delle calibrazioni convenienti di corpo e spirito, allora la nostra propensione a eccedere i percorsi mappati è ciò che ci conduce a non spegnerci in una stasi securitaria.

Incessante approssimazione verso la pregnanza di base del cosmo. Costruzione di un’omnipoesia dell’esistente, di una poesia che abbracci ogni dettaglio della potenza affettiva del diveniente.

La memoria è un purgatorio.
Non si può vivere in debito o in credito col passato.
Ciò che abbiamo vissuto (i ricordi, i rami secchi del pensiero) va adeguatamente innestato, potato.

Movimento delle unicità per oltrepassare il due e ricomporre le separazioni. Tumulto redento. Stupore. Sentiero del disgelo che depone a favore di quelle ghiande che portano già in sé il futuro querceto.

La com-unicità è l’estensione in cui le singolarità imparano ad amare il proprio divenire seppellendo le separazioni storiche sotto l’albero della conoscenza.

La ricerca, il viaggio tra i ripari: vedere l’universo scaturire da un sorriso; apprendere la gioia della necessità dal seme che germoglia; lanciarsi dal margine dei nostri nidi in braccio a un vento intarsiato d’ali.

Laureana Cilento, 4-5 gennaio 2026. Fotografia: Aleksandr Romanov.