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Alain Jouffroy, Joyce Mansour, Nanos Valaoritis, poesia femminile, poesia francese, Ted Joans, Trous Noirs
I due testi in versi di Joyce Mansour che vi propongo di seguito, sono tratti da Trous Noirs, volumetto uscito nel 1986 per la piccola casa editrice brussellese La Pierre d’Alun, poco prima che Joyce morisse di cancro. La pubblicazione, per complessive 64 pagine, venne tirata in 600 esemplari e illustrata da alcune litografie dell’artista peruviano Gerardo Chávez. La raccolta è poi confluita in: Joyce Mansour, Prose & Poésies, Actes Sud, 1991 (cfr. pp. 595-603).
Nella foto, scattata da Marion Kalter presso il caffè parigino À la Cloche des Halles, abbiamo, da sinistra a destra: il poeta, artista e regista beatnik statunitense Ted Joans (1928-2003), Joyce Mansour e il poeta greco Nanos Valaoritis (1921-2019); riflesso nello specchio, il poeta e critico d’arte francese Alain Jouffroy (1928-2015).
*
Dà un nome alla ferita
prima che suppuri
Ovunque l’oggetto del disprezzo
sanguina e si copre di pustole
in modo prudente
Dà un nome alla rosea infamia sotto i merletti
prima che imploda
Ovunque l’uomo s’inginocchia
piange e suda
avvizzito dal lutto solitario
Ovunque il disagio prospera
L’impero del cadavere si espande
Dà un nome alla fossa una volta ricoperta
seminaci delle ghiande
e passa oltre
perché la morte è contagiosa
e il suo nome insozzerà le tue labbra
le tue labbra la tua lingua la tua bocca
la tua ferita
In un mondo del tutto grigio
Una donna soffoca nel suo grasso
Grida solitudine
Due mani crepitano
In uno specchio d’inchiostro
Una bocca piena di carne
Bestemmia e vocifera
La maionese va a male
E offusca i vetri
L’oro e la tempesta
Rimbombano là fuori
La donna mangia per farsi conoscere
E muore con la bocca aperta
Davanti al sesso eretto
Di un guardiano notturno
Ultimo sussulto della bulimia
*
Nommer une blessure
avant qu’elle ne suppure
Partout l’objet du mépris
saigne et pustule
à bon escient
Nommer l’infamie rose sous ses dentelles
avant qu’elle n’implose
Partout l’homme se met à genoux
pleure et transpire flétri par le deuil solitaire
Partout le malaise fleurit
L’empire du cadavre s’étend
Nommer une fosse une fois recouverte
semer dessus des glands
et passez votre chemin
car la mort est contagieuse
et son nom souillera vos lèvres
vos lèvres votre langue votre bouche
votre blessure
Dans un monde tout gris
Une femme étouffée dans sa graisse
Crie sa solitude
Deux mains crépitent
Dans un miroir d’encre
Une bouche pleine de viande
Blasphème et vocifère
La mayonnaise tourne
Et brouille les vitres
L’or et la tempête
Grondent au-dehors
La femme mange pour se faire connaître
Et meurt la bouche ouverte
Devant le sexe en érection
D’un veilleur de nuit
Dernier soubresaut de la boulimie

C’è bellezza anche nella disperazione; i testi sono tradotti da te?
Sì, Flavio, la versione in italiano è mia. Testi che appaiono per la prima volta nella nostra lingua. La poetessa anglo-egiziana me la porto dietro ormai da un trentennio e nel 2003 curai per la Nautilus di Torino una piccola e “gustosa” antologia (ancora in catalogo). Un abbraccio.
Grazie