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[ Frammenti confluiti in: Nessuno mai che abbia sentito russare le stelle (Ab imis, 2026). La fotografia è di Francesca Woodman. ]

Ci siamo mossi. Eravamo davvero convinti dei passi che facevamo. Però non siamo andati poi così lontano. Il mondo che credemmo a portata di mano è scomparso insieme a una parte delle nostre idee sulla trasformazione, sulla poesia, sull’amore. Poco male. Le idee non esauriscono il movimento reale del possibile e non potranno mai essere il fermo-immagine normativo del nostro divenire; lubrificano i meccanismi della volontà, ma non è detto che riescano a tenere al caldo le mani, gli occhi, le gambe.

La poesia verbosa è finita. Tornate alla luce. Scrivete soltanto per annientare le scritture inutili, superflue, ottusamente letterarie. Date aria alle parole. Trasformate l’idea stessa di trasformazione. Non fatevi deformare dalla negazione; non cercate di comprimerla dentro una frase, un verso, una vita. La vostra presenza non sarà mai completamente o perfettamente dicibile. Fate pace con l’indicibile. Dimenticatelo. La Terra si muove. Le stelle muoiono. Io, voi, non sempre.

La macchina sociale – la società con le sue macchine e le sue macchinazioni – irretisce le nevrosi di un’umanità infantilizzata dalla miserabile opulenza del capitale e le funzionalizza, le incanala nell’incessante rilancio di un desiderio senza più progetto.
La mancanza di un progetto produce il deperimento dei corpi, delle parole, e fa del disavanzo una costante degli scambi emozionali.
Ogni separazione coatta tra i viventi valorizza allora l’infertilità delle passioni logorate dal consumo frenetico delle merci e diffonde sempre più le dinamiche depressive del «bicchiere mezzo vuoto».
La depressione è la vittoria dell’insufficienza emozionale e di relazioni nate già morte, ma è anche lo stadio ultimo dell’isolamento.

Una distesa inerte. Un astigmatismo del desiderio. Una visione allucinatoria del possibile.
Il deserto, l’oltre.

Non ci resta che disattendere. Disattendere tutto, anche la depressione. E respirare, traspirare, cospirare. Inutile scavare nella sabbia. Le oasi sono poche, affollate. Cosicché ci tocca ricreare il temerario, costruirci delle ali di cera, evacuare dal mondo dell’opinione i nostri desideri migliori e inventarci una presenza che sia del tutto aliena e inconvertibile.

Laureana Cilento, 18-19 luglio 2025 (continua – 1).