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Il libro che scriviamo, qualsiasi libro che potremmo scrivere, sarebbe del tutto inutile, se la parola non costruisse, fuori da ogni libro, un punto di tangenza tra il desiderio di chi legge e la realtà del nostro mondo.

Io scrivo (e insisto a scrivere) per mostrare che non ho mai smesso di esistere e di pretendere un senso a partire dal momento in cui ebbi un linguaggio per espormi criticamente, affettuosamente. Mi ostino dunque a scrivere per lenire un po’ di confusione e per poter riaccendere, di tanto in tanto, quel piccolo lumino che s’accompagna ingenuamente alla nigredo eterna e senza alcun peccato della materia «animata».

Vi è un movimento al limite dell’impensabile per il quale, se io dimenticassi il libro e le interrogazioni del libro, giungerei a riconoscere e ad alleviare tutta la poesia ancora possibile del mio esserci.

Prendendo per mano i viandanti più accorti, la mia parola del limite smetterà di assillare il libro.
Chi resta fermo non incrocia l’ospitalità.
Da quale parola ebbe origine la mia fuga dall’inerzia?

Quarto esercizio del giorno: scegliere accuratamente un albero, un animale, oppure un qualsiasi oggetto inanimato, e cominciare a parlargli, a ideare lemmi, onomatopee o «fanfole» soltanto per lui. Inventarsi un dialogo tra il sé e l’alterità assoluta. Imparare a sentire anche l’inaudibile. Allontanarsi dal conforme e aderire alla puntualità del momento, alla consonanza possibile e gentile di ogni cosa.

Voler bene persino alla propria morte, non significa assentarsi da se stessi. La consistenza eventuale del proprio intelletto si fonda anzitutto sull’esautorazione di ogni rimpianto. Solo così, e non altrimenti, diventa superfluo che la parola ci possa sopravvivere dopo l’indicibile esperienza della compiutezza.

Una donna si mise in testa di salvarmi dalla mia stessa vita, ma finì soltanto per liberarmi dalla scarsa filosofia di un amore impossibile, impraticabile, benché nient’affatto infondato.
Quella stessa donna non ha mai voluto che in me potessero albergare dei pensieri capaci di giustificare le mancanze dell’amore. Rigettato il mio corpo, ha fatto sì che io continuassi nondimeno a volermi uomo grazie alla critica ridestata immancabilmente dai suoi occhi.
Anche solo per questo, non potrei mai smettere d’amarla.

Laureana Cilento, 8-9 settembre (continua – 15). La foto è mia e risale alla tarda estate del 2024.