Carmine Mangone, “Fuoco sui ragazzi del coro”, Nautilus, 2014

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Carmine Mangone, Fuoco sui ragazzi del coro, Nautilus autoproduzioni, Torino, dicembre 2014, pagine 32, euro 3 [tre], no copyright.

 

MangoneFuocoNautilus2014

 

* 18 dicembre 2014: recensione entusiastica di Massimo Argo su In Your Eyes Ezine

 

Il libro, in tutte le sue forme, siano esse materiali o digitali, non esaurisce alcunché; non giunge cioè a compiere, una volta per tutte, le definizioni o le storie o le possibilità di chi intende lasciare una traccia della propria umanità o disumanità.
Il libro è sempre un libro aperto. Anzi, a dirla tutta (e meglio), solo i dispositivi testuali che si vogliono come una breccia, una feritoia, una porta socchiusa, rispetto al lettore o alla mancanza di lettori (che talvolta è soprattutto una mancanza dell’autore), solo tali opere hanno la capacità di risuonare nei territori del sapere, del senso, poiché è proprio la loro apertura, il loro farsi transito, a consentire quella continuità delle esperienze umane che è (facendosi desiderio e brama di una sua stessa recidiva) alla base di ciò che ancora possiamo chiamare sapere o senso.
Ecco, ogni mio scritto è una recidiva della mia unicità e dei miei rilanci di senso, un modo indiretto per lasciare ogni volta una porta aperta (una lacuna?) a chi volesse entrare ed occupare i miei pensieri, il mio desiderio, a chi volesse installarsi nel flusso degli eventi che sono anche miei, sortendo così degli effetti sulla vita, sulla morte, e compiendo magari insieme, in un attimo splendidamente compiuto, la continuità di tutte le possibili esperienze del vivente.
Fuoco sui ragazzi del coro non sfugge a tale ricerca di continuità. Anzi, tra le pagine di questo smilzo libretto, in maniera impaziente e verosimile, c’è tutto ciò che mi ha sempre stregato, e che continua ad ammaliare la mia mente, il mio corpo, la mia unicità vivente. Ci sono l’amore carnale, l’anarchia, la violenza della mia volontà di vivere; c’è altresì qualche tentativo spurio di tenerezza (grande conquista, la tenerezza!) e c’è evidentemente la voglia di giocare con le parole e la retorica nel grande gioco della poesia. E tutti questi elementi sono concatenati, interrelati, rivelandosi allo stesso tempo delle finestre, delle linee di fuga, dei cuccioli che si rincorrono invano vicendevolmente, in un tentativo di narrazione, di storia, che poi è un modo bizzarro per raccontare una grande storia collettiva: quella della rivoluzione anarchica spagnola del 1936-’37. Raccontarla a modo mio, naturalmente, benché nel rispetto degli eventi storici realmente accaduti.
Il canovaccio è infatti la vicenda personale di un miliziano anarchico (dalla nazionalità indefinita) che va a combattere in Spagna tra i ranghi della Colonna Durruti. Intorno a questa vicenda, e al suo ammasso di amore e odio, si snodano tutti i miei tic poetici, i miei concetti, le mie irragionevoli sentenze di vita.
Ora, se dovessi spiegare il perché e il come di questo libricino mi toccherebbe scrivere decine e decine di cartelle, forse centinaia – e non è detto che io non lo faccia in futuro, anche per il solo gusto di dare ulteriore linfa a quella continuità di fuoco. Intanto, per vostra fortuna (?), la brevissima presentazione che compare sul risvolto di copertina dice però già l’essenziale: «– Quanto siete ingenui! Non vedete che la guerra è persa in partenza? Perché vi ostinate ad assecondare un ritmo che non permette conquista e che abbatterà ogni costruzione? – Ingenui noi? E sia! Lasciatemi però dire che voi mettete sullo stesso piano la nostra andatura e i vostri scopi, la nostra potenza e il vostro potere, ma così facendo vi sbagliate di grosso, non potete illustrare la carne viva con parole di pietra, non si può esaurire l’idea del volo con lo sbattere di una mosca contro il vetro. (…) Passano invano su questa terra i vostri droghieri, i vostri gendarmi, le vostre anime pie, non certo quelli che hanno la faccia tosta di sparare sulla morte e su chi le arrota la falce». Anarchia, erotismo e “poesia pratica” nella Spagna rivoluzionaria del 1936-’37. Un racconto ancora ostinatamente aperto.

[ Sera del 13 dicembre 2014 ]

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La pubblicazione [10,5×15,5 cm] ha 32 pagine ed esce senza copyright, né distribuzione commerciale, il che significa che può essere acquistata solo tramite la Nautilus autoproduzioni, il sottoscritto o alcuni distributori “militanti” sparsi per la penisola (squat, librerie “alternative” et similia). Ovviamente, ne troverete delle copie ai miei prossimi reading in giro per l’Italia. La copertina, come ormai consuetudine, è di Marco Castagnetto.

Per maggiori info su modalità di pagamento e spedizione delle copie (Postepay, bonifici, dediche, cotillons, ecc.), vi invito a scrivermi senza indugi alla seguente mail box: pochiamicimoltoamore@subvertising.org.
Il costo della pubblicazione è di 3 [tre] euro a copia + un contributo fisso di due euro per ogni singola spedizione (che serve a coprire le spese postali). Sconti e abbuoni delle spese postali per acquisti da tre copie in su. Grazie.

 

 

IL CORPO POETICO :: reading e workshop di Carmine Mangone e Stefano Riccesi (Firenze, 31gen-1feb 2015)

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BLACK SPRING BOOKSHOP
Via di Camaldoli n. 10R
50124 Firenze

 

Stefano Riccesi :: Carmine Mangone
IL CORPO POETICO
Scritture, psicosomatica selvaggia e sperimentazioni zen

 

READING :: 31 gennaio 2015 :: h 18:30

Carmine Mangone e Stefano Riccesi presenteranno le loro recenti pubblicazioni – Fuoco sui ragazzi del coro (Nautilus) e Rosa del mattino (Maldoror Press) -, con un reading dove erotismo, anarchia e volontà di vivere si prenderanno teneramente a braccetto.

 

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WORKSHOP :: 1° febbraio 2015 :: h 9-13, 14-18

Quota d’iscrizione: 60 [sessanta] euro. Numero minimo di iscritti: tre. Per iscrizioni e modalità di pagamento (bonifico, postagiro, Postepay) scrivere a Carmine: mangone.carmine@gmail.com

 

Presentazione

Un seminario “inconsulto”, inusuale, che coniuga scrittura e psicosomatica mirando a costruire relazioni di senso poetiche, autentiche, immediate.
Mediante un approccio “anarchico” ai linguaggi del corpo e del desiderio, si darà voce alle istanze trasformatrici che sono in ognuno di noi, con l’obiettivo dichiarato di ridurre le separazioni tra i viventi rendendo possibile una “connessione” appagante col proprio mondo.
In altre parole, adottando l’istinto analogico dei bambini, dei poeti e dei “folli”, si scriveranno i desideri (e si scriverà coi desideri) racchiusi nelle sensazioni corporee, sperimentando un dialogo atto a consentire l’esperienza e la condivisione della propria creatività.

Il corpo…

corpo-DonatellaVitielloTeatro delle nostre unicità, il fascio di percezioni pulsanti che chiamiamo “corpo” si rivela, nella relazione con l’Altro e col mondo, il primo territorio nel quale sperimentiamo il conflitto tra le istanze desideranti della volontà di vivere e il reticolo della morale coercitiva che ci imbriglia attraverso un sistema di inibizioni e difese che si struttura in armatura caratteriale.
L’unicità psicosomatica di ciascuno è, in quanto manifestazione di vita, intrinsecamente poetica.
Le numerose pratiche di percezione e trasformazione dei blocchi caratteriali, pur provenendo da svariati insegnamenti e culture, possono confluire in un unico e libertario flusso di esperienze, in modo da permettere l’emersione e la condivisione di profondi, autentici e gioiosi aspetti di noi stessi.

…e le sue scritture

I nuovi dispositivi tecnologici, che abbiamo ormai letteralmente a portata di mano (smartphone, tablet e simili), nonché l’avvento delle reti digitali, dei social network e del self-publishing, stanno rivoluzionando le scritture e i modi con cui diffondere i propri testi, le proprie idee. Questa “rivoluzione” epocale non dev’essere vista come l’avvento di un marasma informe e nel quale inevitabilmente ci si perde, bensì come una grande opportunità.
Oggi la scrittura non riguarda più solamente gli addetti ai lavori (giornalisti, editori, scrittori professionisti, critici, ecc.). Ognuno infatti scrive o reagisce alle scritture degli altri costantemente, con più o meno immediatezza, in qualsiasi momento del giorno. Per lavoro, in chat, su Twitter o su Whatsapp, si scrive e ci si lascia scrivere, quasi senza soluzione di continuità. In questo flusso di parole, si può costruire efficacemente e gioiosamente un proprio percorso (un proprio senso) a partire da tecniche di scrittura semplici, quasi banali, e che affondano le loro origini nella grande avventura delle avanguardie del Novecento.
Per poter scrivere e manifestare la propria presenza – la propria unicità – non è più necessario essere ispirati. C’è sempre modo per una scrittura felice. Basta solo avere consapevolezza degli strumenti a disposizione e acquisire una nuova abilità nella gestione dei segni.

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Programma

Presentazione

hh 1-2 :: Carmine
Laboratorio: scritture brevi, la gioia, la paura
La scrittura in azione: concetti per il terzo millennio

hh 3-4 :: Stefano
Compiere i desideri incompiuti. Esperienze immaginative per un senso immediato

hh 5-6 :: Carmine
Il passato del libro, il futuro della scrittura: idee per il self-publishing
Laboratorio: progettare la scrittura, realizzare la gioia

hh 7-8 :: Stefano
Dire, muovere, fondere le unicità. Oltre il confine tra l’io e l’altro nella poesia del vivere

Conclusioni, finale aperto

 

I docenti

StefanoRiccesiStefano Riccesi (1979). Poeta, musicista, performer. Compie da anni una ricerca trasversale nei territori estremi del pensiero orientale e occidentale, nonché dell’arte, delle medicine tradizionali, della psicosomatica, mirando a individuare strumenti teorico-pratici atti a liberare la volontà di vivere dai meccanismi che la imbrigliano. Pratica forme di scrittura ibride e sperimentali. Nel novembre 2014 ha pubblicato l’ebook gratuito Rosa del mattino per le edizioni digitali Maldoror Press.

 

MangoneGenova08mag09aCarmine Mangone è nato incidentalmente a Salerno nel 1967. Di lui non si parla molto, ma è stato un sacco di cose: poeta, apicoltore, idraulico, formatore, consulente per gli enti locali, squatter, editore pirata, ecc. Ha tradotto dal francese Lautréamont, Vaneigem, Péret, Artaud e tanti altri. Negli anni Novanta è stato in tour con poeti come Lawrence Ferlinghetti, John Giorno, Alejandro Jodorowsky e Jack Hirschman. Ha ormai una bibliografia sterminata. Nel 2014 ha pubblicato Quest’amante che si chiama verità (Gwynplaine edizioni) e Fuoco sui ragazzi del coro” (Nautilus).

 

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