Un fioretto di nuvole e sperma

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E faremo così:
tu, persa nei calcoli di un volume che possa includere marginalmente anche il destino che non vuoi, mentre io, che rido ai margini del tuo corpo biondo, farò un fioretto di nuvole e sperma.

La tangente del pensiero, per quelli come noi, va nella direzione dell’intesa, ed è sempre stata un vicolo cieco.
Ma tu lo sai, l’hai sempre saputo, e ci puoi giocare, mi ci puoi pervertire gli occhi, le parole.


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Io non credo alla morte, né alla fine di ogni cosa. Però intendiamoci. Tutto si bagna mille volte nella stessa acqua, ma non nella stessa fica. Tutto si asciuga nello stesso vento, ma non nel medesimo respiro.
Cosa credi?… Io lo so che spalanchi le gambe ogni volta che pensi alla mia poesia. Lo so che grondi destino ogni volta che ti apri alla violenza delle mie parole più spurie, più “puttane”.

Giorni fa, ho visto volare un’upupa all’interno della mia terra. E ho pensato al cielo, all’unicità di certi momenti in cui la metafisica muore e il corpo si fa emergenza di future primavere.

Sborrarti in faccia. Ora vorrei solo sborrarti in faccia – o sul culo nudo – mentre tu reciti qualche oscuro mantra poetico che non conosco e che però mi appartiene, come mi appartiene la sabbia che mi ritrovo in bocca ogni volta che mi tuffo nel mondo.

Un battesimo.
Sei in credito con me di un battesimo.
Ricordalo.
Ma non ci sarà alcuna acqua lustrale, niente di santo nello scrosciare del giorno.

Ricordalo per sempre, donna necessaria.
Ti devo ormai una gioiosa incertezza di destino.


Ultimi giorni del febbraio 2015. Foto di Man Ray (la modella è Lee Miller).



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