L’anarchia bionda

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Usciamo dalle parole abusate. Cerchiamo la chiave che ci apra all’inconsueto. Escogitiamo concetti tascabili per finire vecchi usi sentimentali.
Il tentativo non si può ancora dire. È talmente distante dall’ordinario da fregare persino la poesia.

Non devo abituarmi all’amore. Ogni idea – anche l’idea dell’amore – ha una sua morte in fieri dentro la carne del possibile.
Ma l’amore non è mai stato unicamente un’idea, un prezzo conveniente da dare al pensiero dell’altro. In appendice alla vita, una gran parte dei pensieri non verrà mai incorporata. Poche incarnazioni sopravvivono agli incidenti tra l’uomo e le sue investigazioni del mondo.

Rottura. Stella collassata. Comunamore. Uccisione delle rappresentazioni poetiche che non sorgono dal mio sesso. Così, il desiderio invade la stanza. Lucore della tua pelle bianca in fondo ai miei occhi. Continuare a respirarti, ad incitarti. Che significa? Come vorrai percorrermi? Quale guerra, quale corpo non mi farai mai?


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Se sono cambiato, lo scoprirò solo toccando la pelle che donerai alla mia mancanza di calcolo.
Dentro il territorio dell’avvenenza, bisognerà pur collocare sbarramenti anti-amore per spezzare il fronte che va formandosi lungo il perimetro indifendibile del tuo corpo.

Una parte di me non parlerà più di amore. Anziché amarti, odierò la morte di cui tu saprai essere la nemica meno sfuggente.

Nessuno mai ha detto compiutamente l’amore. Il corpo ne nasconde l’essenziale alle parole.
La vittoria esiste solo nell’idea della continuità di chi ama non facendo economia di sé e dell’altro.

Occorre sopravvivere all’amore che diamo.

Ho sempre creduto che l’anarchia fosse nera. Intrisa di rabbia, d’incredulità nei confronti delle illuminazioni artefatte, forzate o troppo facili; “deve per necessità assumere tutto il nero del desiderio”, mi dicevo.
Ci sono rami del giorno che si protendono verso la notte, verso la compiutezza indelicata di ciò che perde le mie certezze. Il passaggio della luna sul sole oscura anche la premura che sto dimostrando nell’incasellare parole – e non vi sono mai stati lettori tanto accorti da dimostrare la formula della mancanza o da carpire al mistificatore di turno le regole del non detto.
Ho sempre creduto che l’anarchia fosse nera… E se invece mi si rivelasse improvvisamente bionda?

24-25 marzo 2015. Illustrazioni di Philipp Igumnov.

 

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