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Il francese Jacques Rigaut (1898-1929) seppe essere una singolare incarnazione di dandy dadaista fuori da ogni schema letterario. Scrisse testi infarciti di humour nero per un po’ di anni, senza mai aderire a nessun gruppo o manifesto in particolare e andandosene in giro col suo “suicidio all’occhiello” (testuali parole del Nostro), finché un giorno, dopo la solita toeletta mattutina, non si tirò un colpo di revolver al cuore dopo aver preso le debite misure con un righello per non fallire il tentativo.



Scena femminile in costume da bagno alimentata da capelli
Mucose galleggianti
Ombelico a ripetizione
Sfintere schiumoso per l’imbocco dell’amore
Singhiozzi di dischi di saliva automatica
Muco-a-muco
di griglia di pelo salato in natiche minori
Gomma dai ricordi aciduli
Galleria a dirotto tra panni di cisterna

Una piccola piccola nell’oscurità di un piccolo letto letto mette sul bordo dei denti uno sdoppiamento. Bibibibibitititimumumumumuiiiiiii. Il tuo piccolo sorriso, la tua piccola pelle, la tua piccola presenza nel cavo della mia mano, iiiiiiiiii, la tua piccola freschezza. Le tue piccole dita, il tuo piccolo ventre, liscio, liscio, liscio, issa, issa, issa, glissa, miss, piscia. Il tuo piccolo naso, i tuoi piccoli buchi del naso, i tuoi piccoli orecchi, i tuoi piccoli buchi degli orecchi, il tuo piccolo ombelico, il tuo piccolo buco dell’ombelico. Tu parli delle gocce d’acqua. Astuccio della mia verga. S’insinua, s’insinua, s’insinua. Nuda, nuda, nuda.

“Décor femelle“. Testo del 1921 ripreso in: Écrits, Gallimard, Paris, 1970.



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