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Quei bei giorni,
Quando la città somiglia al dado, al ventaglio e al canto degli uccelli,
Oppure alla conchiglia sul bordo del mare,

– Arrivederci, arrivederci belle figliole
Incontrate oggi
E che mai più rivedremo nella vita –

Quelle belle domeniche,
Quando la città somiglia al palloncino, alla carta da gioco e all’ocarina,
Oppure alla campana in movimento,

– In una strada assolata
Si abbracciano le ombre dei passanti
E la gente si lascia senza riconoscersi –

Quelle belle sere,
Quando la città somiglia all’orologio, al bacio e alla stella,
Oppure al fiore del sole che ruota,

– Col primo accordo
I ballerini sbattono le ali al braccio delle ragazze
Come farfalle notturne all’alba –

Quelle belle notti,
Quando la città somiglia alla rosa, agli scacchi e al violino,
Oppure alla ragazza che piange,

– Noi abbiamo giocato a domino,
Il domino dai punti neri con le ragazze magre dei bar
Guardando le ginocchia
– Che erano ossute
Come due crani con la corona di seta delle giarrettiere
Nel regno disperato dell’amore.

“Le tableau frais”. Apparsa sulla rivista surrealista Le Grand Jeu, n.1, estate 1928. Jaroslav Seifert (1901-1986), premio Nobel nel 1984.



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