DiegoBrambilla

 

Quando non vuoi vivere,
la vita vive al posto tuo e se ne frega.

Intanto,
la banalità resta al lavoro nel linguaggio comune,
nella frase di circostanza,
nella maniera che rende il parlare un lavoro e
la ragione un salario.

Io serbo un livore solo per i viventi che
si pervertono nella sconcezza delle parole abusate.
Anzi, no, sto diventando indifferente anche
al cospetto dei vostri tramonti di merda.

Cosa ci sarebbe di poetico in un cazzo di tramonto?
La vostra paura di restare al buio?
Le vostre vite che si privano dell’irruzione di un’alba?

La gioia pretende autonomia di sé e strazio del nemico.
Fate quindi a meno di chiunque vi dica
le banalità accresciute che vi dico io.
Siate forti:
dotatevi di una debolezza micidiale e
ridete ad ogni tramontare.

*

La forza è il pianto colmo d’ironia,
il rumoreggiare di chi non si perde tra le parole.

Io ti parlo da un franamento del già detto,
da un disastro morbido dell’umano che mi fa ridere come
ride il sole ad ogni alba.

Ed è come se ti dicessi: «Possa la poesia giungere per tutti,
a condizione che,
proprio grazie a tale augurio,
io sia escluso da ogni durata delle parole in vendita».

*

– Mio caro signore, lei siede su un’ipostasi e la cosa potrebbe nuocere gravemente allo stato della comune intelligenza.
– La ringrazio per la premura, ma non se ne faccia un cruccio. Ci sono vacanze del pensiero che inducono a raccogliere gli ultimi fuscelli del pensiero per farne un fuoco di gioia da dedicare agli amici del destino.
– Mi sta forse dicendo che le regole che ci siamo dati sono come neve che si scioglierà al sole del primo disgelo? E chi ha deciso di far entrare la primavera nel novero dei destini? Chi ha optato per il fuoco dei servi contro il rigore artico degli ingenui?
– Lei mi risulta indebitamente noioso. Ci sono forse delle regole che reggono alle pretese dei suoi punti interrogativi? Io non ho mai tifato per le ceneri.
– Ho capito: l’inverno esiste solo nella mia mente isolata, non è vero?
– Ha colto finalmente nel segno, e la cosa peggiore è che lei non riesce ad ingannare neanche se stesso.
– Lo so. Ma questo mi porta solo a dar credito alla morte della poesia.
– Peggio per lei. Vuole leggere il fondo dei pitali, scambiare l’elmo senza testa per un nuovo monumento della cultura, accettare i dilettanti dell’estasi anziché uscire dal cerchio magico della dialettica. Ma la poesia delle mucose continuerà a vagare per le strade dell’ignoto contro tutti quelli come lei.

2015

[ Foto: Diego Brambilla ]

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