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ad Angela

Le parole si portano dietro un sacco di ombre, di nero. Ci affanniamo a sceglierle, a limarle, ma il nostro discorso va sempre incontro alla notte. Proprio per questo, la prossima volta che ti dirò di noi, dovrò ricordarmi di accendere un lume tra le mie frasi e l’insurrezione dei germogli.

Sorridere, per quando arrivi in fondo al sentiero e ti sboccia la vita in faccia. – Non sempre si sente male al pensiero, non sempre si ha bisogno di un’epopea tascabile.

Avevamo domande congenite di cui ci siamo liberati solo grazie alla voluttà. Certo, finirà tutto in un rilancio che non conosceremo, ma l’interrogazione corre intanto per le strade – nel lampo delle risate, nel verbo temporalesco dell’ironia – e ci fa dono di allegrie indocili, senza più alcuna età.

Sapendo entrambi che l’altro dovrà vivere anche nella distanza, siamo tenuti a ridurre la generosità nel cavo della mano e a spartirla ad ogni curiosità, ad ogni remissione.

La morte è solo una storiella che la materia animata racconta all’uomo per farlo star buono sulla soglia. Tutto si muove e tutti devono morirsi, ma senza mai discutere la morale di un’orbita data. – L’eccentricità ci tocca così andarla a vivere tra le cosce del sogno.

Voglio un amore in cui tutti i sessi facciano storie: sporgersi sull’orlo del tuo corpo e sventare la mancanza, la letteratura.

 

Dicembre 2016. Le opere che illustrano il post sono di Jean-Marie Poumeyrol.

 

 

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