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a Paola

Tutto questo biondo improvviso. Tutta questa carne sbigottita di fronte all’incanto. Invasi dal mondo, candidamente, con le parole che si smarriscono lungo la pelle.
Queste parole bambine, inesauste, che si ritrovano sotto il dominio della voglia, del noi nascente, a tu per tu con lo stupore di toccarti, d’infilarti il mio amore ovunque, come se non esistesse più la morte, come se ogni respiro fosse ormai senza rischio, senza domande.

Dobbiamo mettere in chiaro una cosa: la poesia non ha nessun compito e deve fallire tutti i compiti che le infliggiamo. Non è al servizio di niente. Nondimeno, resta la compagna – talvolta infedele – di chi se la trascina dietro attraverso i giorni tenendola per mano come una bambina riottosa, capricciosa, pronta a mollarti un calcio negli stinchi.
La poetica, in una simile prospettiva, è l’insieme delle idee che danno ritmo a questa passeggiata, a quest’andirivieni nella bellezza ingovernabile e sempre possibile del proprio divenire.

Io credo che il genere umano possa solo fallire, se non prova a rincorrere con gioia anche l’impossibile.
Il punto, è che l’idea di umanità si rivela ormai un relitto che galleggia criticamente su un mare inquinato dalle disillusioni, in preda alle correnti tumultuose del potere, della crisi, della decadenza. La massa e i numeri cercano di fare diga, ma con risultati assai scarsi.
Ragione in più – o mancanza di ragione in meno – per fare l’amore con te fino allo sfinimento, sapendo che quest’ultimo non sarà mai un fine, né tanto meno lo si potrà subordinare a una qualche fine.

 

 

Lo svelamento della carne amorosa. Il tuo protenderti verso di me, vogliosa, aperta. È sempre una vertigine, una sintesi paradossale dell’eterno.
Comprendere un tale movimento è impossibile. Includerlo nel pensiero è impresa vana, sempre da ricominciare (e difatti ricomincio, non posso che ricominciare).
Vengo dunque a prenderti dentro questa comprensione dozzinale, instabile, e ti uso come paradiso mobile per penetrare l’esistenza del tutto, non facendo alcuno sconto alle nostre contraddizioni.
Ricomincio, non posso che ricominciare, perché so che nessun amore trattiene la vita e che nessuna vita potrà mai contenere tutte le stelle che ci assediano.

Dentro il mio cuore emerge un’evidenza: la continuità e la presenza del saper vivere appartengono ormai solo a quegli individui che sanno essere forti, amorosi, combattenti.
La civiltà dell’uomo sta morendo? Poco male. Noi moriremo da un’altra parte: la nostra.

Testi scritti il 10-11 giugno 2018. Le fotografie sono di Paola Rebusso.

 

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