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Testi tratti da:
Romina Capo, Carmine Mangone, Eroticàrdio, Maldoror Press, ebook, 2018.

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Le foto che illustrano il presente articolo, dall’alto in basso, sono di: Matthew Blum; Yoo Young Gyu; Solarixx; Peter Schillinger.

 

 

[ Romina Capo ]

Scostato il millantare delle lancette
le frette di arrivi e partenze
le scarpe strette dal troppo camminare
slordato il bacio dal sale
Noi .eravamo bellissimi
con tutte le nostre ruggini
ingoiate .le anemie dei cuori spaccati
come mele e come ferrose assenze
dimenticate .tra ferrovie e zone d’imbarco

(in ogni cielo cupo esiste un varco
anche se ha sapore di pioggia).

 

 

[ Carmine Mangone ]

Mi bagno. Mi metto sotto la tua pioggia e mi faccio intridere. Sento il sangue resistere, negare la lenta persuasione dell’affetto. – Ho avuto naufragi che han sciolto intere isole dentro di me, e ciò mi rende cauto, diffidente.
Ma la geografia del tuo ventre mi sfascia il timone, gli occhi. Il pensiero mi gira in tondo come un animale impazzito. Perdo la nozione di neutralità. Accuso la morte e le distanze.
Poi mi fermo. E il sangue si coagula in desiderio, la tua acqua invade, e mi ritrovo intirizzito ai confini del disappunto.
L’altro pericolo della poesia: non solo ti ruba l’oblio, ma viene anche a importi una vigilanza, un risveglio che ti sovverte il dubbio e te lo trasforma in bramosia. Tu credi che siano quattro parole sterili messe in croce, invece continuano a sgravare, a rendere transitorio l’eterno, a dileggiare ciò che resta da dire.
Non esiste soluzione, o forse sì: risplendere nel movimento; costruire un segreto nel cuore stesso del giorno; prenderti per mano e accettare l’instabilità che mi regali.

 

 

[ RC ]

Eppure non bara la fragilità
di questo mio corpo .sentendoti
in tuoni squarciare il calore
di un anticiclone impietoso
Qui è un’irreparabile tenerezza
che viva mi spalanca di stupore
e con accortezza mi lava
giù dalle gambe commozione
e sudore .una lingua di fuoco
si spegne invocando il tuo nome

(un mantra di dedizione imploso
che dal tuo venire .in me. continuo grava)

 

 

[ CM ]

Le tue parole mi riconducono allo squarcio, alla breccia nel muro, al corpo.
Il luogo della materialità, lungo il nostro dire, continua ad allargarsi solo grazie alla sussistenza indifferente della poesia contro ogni tentativo di diversione.
La tua poesia mi urla contro il tuo sesso e lo fa incessantemente, tentando di costruire una continuità che si pone come l’indecente contraddizione delle nostre stesse cautele. Il che può starci: in questo movimento, la poesia si pone carnalmente e la carne si pone poeticamente. Contraddizione irrisolvibile, soprattutto quando i corpi vengono isolati come costrutti poetici e la poesia come congettura desiderante.
Detto questo, appartengono a te tutte le mie erezioni del giorno.
Il corpo in movimento è, e al tempo stesso non è, dentro il medesimo luogo. Voglio dire: tu occupi l’intelligenza del mio corpo, ma prepari anche la non sussistenza eventuale di ciò che sento. Il sangue abita spazi che si tendono verso di te, eppure questa stessa tensione è la testimonianza di una prossimità che viene a negarsi al di qua di ogni reale soddisfazione.
Resta però la comunicabilità della passione, o ciò che riteniamo tale nel continuo intrattenimento col desiderio dell’altro.
Nelle mie fantasie, ho messo a quattro zampe la tua poesia decine e decine di volte.
I poeti-che-poetano-e-basta mi perdoneranno, se vengo copiosamente ogni volta che mi scuoti i pensieri.

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