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Alcuni estratti da Il saper amore. Le fotografie sono di Sandrine Alexandra.

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Seduto sul davanzale della cucina, me ne sto a fumare un mezzo sigaro con le gambe penzoloni nel vuoto.
È un tardo pomeriggio ventoso. Il sole declina. Il panorama s’impone. Ed io penso al vento: al vento fra gli ulivi, al vento che alza la gonna del mio pensiero più sconcio, più bello, facendomi balenare in mente il culo delle cose, il lato B irredimibile di tutte le cose.
Vengo invaso allora da una gioia impertinente, immane, che travolge ogni stronzata. Sorrido. Sorrido di un sorriso più ottuso di ogni desiderio. E non ho alcun bisogno di giustificarmi vivo. La potenza è qui. Il destino si afferma. La flagranza dell’esistente mi libera da ogni paura, da ogni superfluo discernimento, e giungo così a un’evidenza imperiosa, insopprimibile: il ritorno a me, fuori da ogni progetto, si rivela un grande sconfinamento della materia, un’ironica pretesa del cosmo, nonché l’unica vera causa per cui non potrò mai smarrire la mia volontà di poesia.

I tuoi occhi, per me, sono senza rimedio. Rendono affatto inutile la parola redenzione. Proprio per questo, dovrò assumere la fermezza degli ulivi, la cautela feroce della faina. Non voglio ritrovarmi a vomitar stelle fra le pieghe dei sogni. Sarebbe disdicevole fallire la poesia.

Voglio che le mie parole mi potino come io poto i miei ulivi.
Vengo preso nella tagliola della volontà.
Sono vero.
Le mie contraddizioni mi amano.

Poeti che si mordono la coda anziché annusare il culo della vita, che strazio!

Sere così. Dove ti accorgi che l’universo contiene infiniti battiti e forse una grandiosa carità, un amore facinoroso, invadente.

Tutto questo ribollire di voglie che mi fai venire in testa, al basso ventre, fra le parole. La smania di cacciartelo in ogni buco. La voglia di venirti in bocca. La mancanza di parsimonia del mio cazzo. Tutta questa fiumana di sesso che ho per compagna di poesia quando ti penso. Tutta quella sabbia di pensieri che metto fra gli ingranaggi del destino. Il vento. I tramonti. La poesia del tuo culo. Le bestie feroci del desiderio. Il mondo che inventiamo. Le scorpacciate d’amore. La cioccolata. I gatti.
Ecco. Sono tuo. Sono soltanto tuo. Dimmi qualcosa. Apriti. Chiavami. Sorridimi con la tua intelligenza più animale. Scopami come se fossi l’ultimo poeta sulla terra. Dimmi qualcosa. Fa’ di me il tuo libro aperto. Strusciami la fica contro la barba. Soffoca la mia boria di maschio fra le tue cosce. Pisciami in bocca. Fammelo venire duro come una sentenza inappellabile. Apriti. Chiavami. Fammi sborrare nella tua testa. Il territorio dell’amore è un campo minato pieno di rose. Vieni a saltare con me. Veniamo in faccia a quella troia della morte. Concediamoci una pretesa più forte del nostro stesso amore. Nessuno potrà toccarci e più niente potrà deluderci. Solo l’esplosione. Solo l’esplosione avrà senso e sarà origine.