Tre poesie tratte da: Carmine Mangone, Il corpo esteso del possibile, Ab imis, 2026. Fotografia: Henri Cartier-Bresson.
13
Non ho bisogno di Dio per voler bene agli alberi,
né ho bisogno dei poeti per
alzare gli occhi e moltiplicare le stelle.
Amica o nemica dell’aria,
avemmo in sorte una voce.
Con essa,
disputammo l’azzurro al fumo,
agli uccelli,
alle migrazioni,
e ne facemmo un tetto per
accampare i limiti del mondo.
Un cielo quasi impeccabile,
se l’incidente non fosse la vita.
14
Fare in modo che il libro si
scriva nel desiderio che provo per te.
Il libro è il corpo che non abbiamo mai avuto;
memoria di una carne fatale,
di un tumulto che si riverbera stancamente ai
confini del giorno.
Più di questo
non possiamo morire.
21
Quando le ferite smettono di parlarci, il loro silenzio diventa un cuscino.
La mancanza non sottrae; si limita a rovesciare come un guanto la nostra ignoranza del mutamento.
A differenza del corpo,
le parole sono stanche.
Anche le stelle
si sono rotte il cazzo dei poeti.

Ti rubo la 21 per il Domenicale del prossimo 25 ottobre, grazie e ciao
Va bene, Flavio. Ti chiedo però un favore, quello di linkare il post da dov’è possibile scaricare gratuitamente la raccolta > https://carminemangone.com/2026/10/04/mangone-corpo-esteso/ Grazie mille!