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[Il frammento che segue è tratto da Fuoco sui ragazzi del coro, Nautilus, 2014. Il fotomontaggio è di Donatella Vitiello.]

Nessuna paura di morire. Nessuna paura di restare soli. Siamo uomini. Siamo come fili d’erba nel deserto. Siamo vette. Procediamo spalla a spalla. Copriamo ogni spiraglio. Non abbiamo parte e non faremo storie. Potete anche bruciare tutto la prateria o radere al suolo per intero la foresta delle pretese, non avrete mai certezza d’aver distrutto ogni nostra semenza. Siamo nella radice dell’olivo, nel canto della spremitura; siamo nella vicenda senza fine della libertà. Siamo nel vento, nell’alba, siamo nel rumore di fondo dell’umanità. Non potete occultare nelle vostre biblioteche polverose il nostro volto sempre diverso, sempre nervoso e bello. Siamo la padronanza del disastro, i puntini sospensivi del destino. Siamo il muschio nero che avvolge la corteccia ingenua, il rapido infiammarsi dell’incanto fra le strade che invocano l’uomo. – Perché non deponete le armi e vi accontentate di sopravvivere ai vostri limiti? – Perché noi non abbiamo paura e perché sappiamo, anzi siamo sicuri che in qualche luogo, anche se del tutto in disparte (ascoltate, prestate orecchio), alcune presenze, alcuni corpi intelligenti ed essenziali hanno cominciato a ridere di voi e dei nostri limiti coltivando il sogno sovrumano di abbattere ogni limite.

 

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