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Carmine Mangone, La qualità dell’ingovernabile. In appendice: Fuoco sui ragazzi del coro, edizioni Gwynplaine, Camerano (AN), novembre 2011, 128 pp., euro 12, no copyright.

Questa è la prima di copertina del libro, dove campeggia il dettaglio di un inchiostro di Marco Castagnetto tratto dall’inedito Tutto il nero che trabocca (il testo “incastonato” dentro l’immagine è mio: Non tutte le nascite implicano una morte. Nessuna morte ipoteca l’assoluto. Passeremo come aratri sulla soglia dell’incerto. Semineremo occhi anche lì. Per alzare barricate di girasoli. Ai confini del tramonto).

L’opera è la versione, pressoché decuplicata (e con l’aggiunta di una furibonda appendice poetico-sovversiva), dello scritto comparso originariamente nel 2010 come testo di accompagnamento alle due edizioni di Aforismi di un terrorista di Emile Henry (uscito in digitale per la Maldoror Press e su carta, con diverse integrazioni, per Gwynplaine). Più sotto un paio di estratti dall’opera.




Ecco. La postura eretta. Il sapere che giunge alla testa. Oasi insperata di senso. Ed è così che veniamo all’origine, alla parola che dice il limite senza limitarci. Generazione, rigenerazione: creare e ricreare l’idea dell’amore – idea che resta sempre letteralmente indicibile. Mai infatti la puoi dire fino in fondo, eppure ne parli, ne illustri i dettagli, te la porti in tasca o fra le labbra come una tempesta, un fiore di campo, un’acqua lieve – e non puoi fare a meno di tentarla ancora, di tenerne le parole almeno per un attimo, seguendola, incarnandola, rilanciandone poi i segni e le parole in ogni dove, in ogni prossimità, senza fine, senza misura, in modo quasi ottuso, ingovernabile.

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Per smaltire il cielo all’incrocio dei venti, ci siam messi di traverso. Mille pensieri incauti fanno un rumore di vetri infranti, se ci decidiamo a bruciare la notte. Fierezze senza nome spogliano la città, offrono intere piazze al nostro canto. Nella testa senza piombo io dileggio la gravità dei muri. Nei portoni senza luce t’accarezzo i seni. Cuore a cuore, non si torna mai disonorati dal rovescio della carne. Le tue cosce bianche gridano luce. Il tuo culo nudo rivoluziona tutta la stanza. Il tuo pube è polvere nera. La tua lingua è polvere nera. Il tuo sogno stesso è polvere nera. Ogni mia carezza esulta nei tuoi occhi d’onice. Lascio entrare la tempesta e tu raccogli le scie luminose dei baci. Semenza, corpi carichi, fuoco di fila. Non sappiamo di noi che le punte acuminate della presenza. Il tocco che ci percorre possiede la terra: ecco l’aratro, ecco il genio fertile del mondo. Il giorno dopo, la città riemerge lentamente dal nostro fuoco. Barcellona ha un aspetto buffo, quasi irreale. Dal luglio scorso i borghesi sembrano spariti. Tutti in tuta da operaio. Tutti che ti salutano col pugno alzato. Anche le cassette dei lustrascarpe hanno le insegne rossonere della CNT.



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