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[ Un gioco, un trastullo: trasformare una poesia carnale e senza pretese (?) in un piccolo ipertesto (!?).
Sarà che da ragazzino ero iscritto alla UAI,  chissà…
P.S.: non badate alla foto, è congrua solo surrealisticamente.]





perché lasciare gli astri lassù in cielo ad uso e beneficio di tutti questi
scalzacani della poesia?
le stelle non sono crumire
non vengono a surrogare i vostri cuori in sciopero

ho un intero zodiaco di cicatrici a ricordare il sangue che ero
e ammassi stellari senza fine a riempire il mio corpo più vero
– la rima m’è venuta così
prendetela come un infortunio della materia
ma non state a scomodare l’ovvio mi raccomando

leggo del limite di Chandrasekhar e il mio pensiero va alla
tua fica che collassa sotto i colpi della mia lingua
intorno alla vertigine posso solo immaginare un
campo gravitazionale così intenso da
non poter scampare al movimento delle tue reni
e quel sorriso prodotto da una supernova che
pare la nebulosa NGC 1435
[ Pleiadi oh Pleiadi voi che bramate quegli
astrusi anal toys della regina di Creta ]
può solo riflettersi contro il pianetoide Haumea
per poi tornarti sulle labbra come una crepa dell’infinito



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