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Giovanissimo, ho aperto le mie braccia alla purezza. Fu solo un battito d’ali nel cielo della mia eternità, un battito di cuore, di quel cuore innamorato che batte nei petti conquistati. Non potevo più cadere.
Amando l’amore. In verità, la luce mi abbaglia. Ne possiedo abbastanza in me per guardare la notte, tutta la notte, tutte le notti.
Tutte le vergini sono diverse. Io sogno sempre una vergine.
A scuola è nel banco davanti a me, col grembiule nero. Quando si volta per chiedermi la soluzione d’un problema, l’innocenza dei suoi occhi mi confonde a tal punto che lei, avendo pietà del mio turbamento, mi getta le braccia intorno al collo.
Altrove, mi abbandona. Sale su un battello. Siamo quasi estranei l’uno all’altra, ma la sua giovinezza è così grande che il suo bacio non mi sorprende affatto.
Oppure, quando è malata, è la sua mano che tengo fra le mie, fino a morirne, fino a risvegliarmi.
Tanto più rapido accorro ai suoi appuntamenti, se ho paura di non avere il tempo d’arrivare prima che altri pensieri mi rubino a me stesso.
Una volta, il mondo stava per finire e noi ignoravamo tutto del nostro amore. Lei cercò le mie labbra con dei movimenti della testa lenti e carezzevoli. Ho davvero creduto, quella notte, che l’avrei ricondotta al giorno.
Ed è sempre la stessa confessione, la stessa giovinezza, gli stessi occhi puri, lo stesso gesto ingenuo delle sue braccia intorno al mio collo, la stessa carezza, la stessa rivelazione.
Ma non è mai la stessa donna.
Le carte han detto che la incontrerò nella vita, ma senza riconoscerla.
Amando l’amore.


La dame de carreau. Poesia pubblicata originariamente in La Révolution surréaliste, n. 6, marzo 1926. Ripresa poi lo stesso anno in Les Dessous d’une vie ou la pyramide humaine. Traduz. di Carmine Mangone.



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