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(…) Bisogna credere all’esigenza di una nuova opera alchemica. Sviluppare un materiale che si ponga come obiettivo quello di captare forze e intensità di un altro ordine.
Questo dispositivo insorgente (affettivo, testuale, territoriale) dovrà intercettare forze non visibili, anche refrattarie al dire, per farle poi emergere nella qualità possibile del loro stesso movimento.
La sovversione è la leggerezza che spiana montagne. L’amore non è un dato di fatto.
Si parlava d’altronde di ostinazione, cioè di quella protervia che ha il sangue ad inventarsi sempre nuove tumescenze nel bel mezzo dei giorni.
Questa protervia è l’andamento, il ritmo che ci fa concordare, senza bisogno di titoli, in ciò che si può definire amabilmente la nostra intesa.
Perché qui, lungo il piano che si svolge, anche le parole concorrono alla tensione in atto, anche le parole devono esaltare l’accavallarsi, spesso anarcoide e irruente, dei desideri.
Stelle da rinfocolare, mi suggerisce l’etimo di “desiderio”. Navicelle da lanciare in orbita intorno a noi. A captare immagini, linee di fuga di un mondo in perenne divenire. Il nostro mondo. Che è anche il mondo di chi vorrà esserci con amore e furore.


Appunto mattutino, con molte pretese, del 23 febbraio 2012.
Foto: Chevalier de la Barre, “C’est quitter une habitude“, 2010.

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