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Lascio infondata la presenza dell’amore affinché rilanci ogni volta l’intenibile verità che è il divenir comune.
La parola “desiderio” – che porta l’assedio, il fuoco al di là.
E non s’intende qui un qualche superamento, bensì uno sconfinamento, una passeggiata mano nella mano.

Il flusso dei pensieri è già narrazione, è già un saltare tra pietre sporgenti a fior d’acqua nell’azzardo d’un percorso. Perché mai dovrei sentire il bisogno d’ingabbiarlo in una forma-romanzo?
Ogni pensiero reca in sé un protagonista singolare e collettivo, facendone storia da sormontare, replicare.
L’oltranza del pensiero è il suo spazzar via l’inesprimibile, il suo traghettar vite senza fissarsi scioccamente sulla forma dell’imbarcazione.
Incrociatore o guscio di noce, avremo sempre modo per galleggiare anche sugli enunciati più tempestosi.

Il Libro è morto. Alcuni lettori sono vivi. La vita li legge.

Volerti, desiderarti in un necessario scontro tra me e la mancanza di me, oppure contro i limiti del mondo che costringono il nostro amore in una stanzialità sociale del pensiero. Il che, si potrebbe dire, è quasi lo stesso.

– Stupiscimi nella parola che muore.

Sembriamo sempre in ritardo di una parola. In realtà, raffiniamo voci, creiamo congetture di rampicanti tra le imposte della realtà. L’incessante ri-scrittura è solo un mezzo, un colpo di remi per sbeffeggiare la corrente. E «se questo mezzo è l’estremo, il centro non è mai in mezzo.» (M. Blanchot).

22, 30 marzo 2012
[Illustrazione: Marco Castagnetto, Young Fabre d’Olivet.]



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