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Quando ridi e una piccola parte dell’universo s’infiamma. Dovrei ricordarmene. Fare uno sforzo. Tendere fili da una risata all’altra. Dovrei ricacciare indietro la tolleranza per il mondo, allontanare il torrente dalla foce, tentare, essere tentato.
Quando ridi e l’estremità del mondo siamo noi. La sensazione di poter fermare la mano di Ananke, fucilare la dea senza volto, accogliere la grandine giocando a nascondino con tutti i nomi del giorno.

Abitavo lì. Nell’aderenza al tuo respiro. Esaudendo la ricerca d’un territorio, d’un passo. In fazioso, comune transitivo.

Non rinunciare alla voce, serra soltanto le parole. In anticipo sul grido, la pelle splenderà.

La parola «amore» è sempre di troppo, amando. Ma è proprio grazie a questo troppo che ci è concessa un’opera.

Baciarti come se stessi per rinunciare definitivamente alla parola. Sciogliere le nostre labbra e ritrovarmi all’improvviso nel silenzio indocile d’ogni mia follia.


12 aprile 2012. Illustrazione di Hans Bellmer.





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