Se voi foste costretti a scegliere, salvereste un cucciolo d’animale o un libro? Un albero secolare o la Gioconda di Leonardo?
Nel rispondere io stesso a queste provocazioni, e preferendo senza remore le opzioni che salvaguardano il vivente contro la cristallizzazione del sapere umano, mi rendo conto di quanto potrebbero essere inutili anche le parole che dovessero restare oltre il mio voler vivere.
Indugiare sui picchi o sulle carenze di quel sapere serve solo a trascinarmi dietro ciò che voglio, ciò di cui ho bisogno per godere della mia vita. Tutto il resto è onanismo più o meno metaforico, più o meno gradevole.
D’altronde, lasciatemelo dire, le parole non meritano niente, vanno soltanto selezionate e quindi rilanciate in nuove definizioni del saper vivere.
Tuttavia, in questa sarabanda di parole, non dovete vedere un disastro, bensì una latenza del respiro, del battito; varco che prepara le carezze e i pugni levàti in aria di un domani che ci fa già accadere in nuove presenze.
– Tener fede alla tua sponda. Amarti soprattutto dopo l’a capo che non seguirà. Ecco l’unico proposito del mio movimento.

[Pomeriggio del 24 aprile 2012. Foto: Donatella Vitiello.]



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