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Nel 1978, Jacques Camatte scriveva il breve saggio Amour ou combinatoire sexuelle [Amore o combinatoria sessuale], mettendo insieme alcune riflessioni a partire da Elementi di critica omosessuale di Mario Mieli.

Il testo di Jacques apparve sulla rivista Invariance, serie III, n. 5-6, 1978, e, pochi mesi dopo in traduzione italiana nel volume: J. Camatte, Il disvelamento, La Pietra, Milano, 1978.

In quest’ultima pubblicazione, l’editore stalinista censurò tuttavia una nota al testo, omettendola, nota che mi son premurato di tradurre e che pubblico di seguito. Le poche righe in nota erano agganciate al passo seguente: «Per il momento, nell’immediato della redazione di quest’approccio al tema amore e sessualità, non è importante stabilire se l’omosessualità sia o no un dato essenziale del comportamento amoroso degli uomini e delle donne, bensì la giustificazione che ne è data, perché essa rischia di sfociare nella rappresentazione capitale del fenomeno sessuale: una combinatoria sessuale».

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Ecco perché, alla fine della mia lettera a M. Mieli del 9.10.1977 – punto di partenza di quest’abbozzo di studio – ho affermato:

E adesso mi dichiaro colpevole.
È chiaro come tutto questo, che non è una critica, bensì un’affermazione di ciò che sono, e nel mio slancio verso di te, parta dalla mia affermazione eterosessuale, esaltata dal fatto che sono follemente, smisuratamente, anacronisticamente innamorato di una donna che è bella come un’eternità e che mi ha fatto sentire nel profondo che il tempo è un’invenzione degli uomini incapaci di amare. E, nell’attimo in cui venivo folgorato da questa intuizione divenente-divenuta percezione invadente, ho realizzato che non era possibile concepire la comunità senza comprendere che noi non dobbiamo vivere un altro tempo, un altro spazio, bensì riunirli (per non aver affrontato ciò, nessuna comunità ha evitato la trappola del dispotismo) e che questo poneva in modo nuovo l’amore e l’eternità, e che senza l’amore era impossibile affrontare la nuova dinamica vitale.
Sì, io amo appassionatamente (la passione che è gioia – ora, amare non è la gioia più grande? – fa accedere ad una più grande perfezione, dice Spinoza nell’Etica) ed è dallo spazio-tempo di questa passione, dalla quale sono stato invaso e che integro nella mia vita e in tutte quelle che mi precedono, mi seguono e mi seguiranno (la Gemeinwesen), che io ti parlo carnalmente, a te, che io amo a partire dal momento in cui mi scrivesti dal tuo letto d’ospedale londinese. Allora io penso che capirai!

[Traduz.: C. Mangone]

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