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Da certi incroci nasce l’apprendere, il disporsi in un andamento, insieme a te, alla vita, alla prossimità degli altri che non sono me e te, pur essendo sempre un pezzo di noi.
Qui non c’è uno spazio che si possa dire certo. Il procedere è sempre un andare per bordi, per prossimità non approssimate, benché esitanti, senza esito possibile, aperte continuamente.
Da sempre sull’orlo del tuo corpo, fuori da ogni tentativo di misurabilità dello spazio, del corpo agibile. La questione della fine che si pone solo all’inizio dell’annebbiamento. Il venire, infine, solo al dunque del tuo vivere in quanto fine senza fine dei miei giorni.

Il movimento stemperato attraverso questi abbozzi di discorso presenta un nesso con la realtà solo quando, a parole, ne lascia accadere la morte per poi abbandonarla sotto forma di racconto mancato.

Dovrò sospendere la mancanza di giudizio, al cospetto dei tuoi spalancamenti.


Tardo pomeriggio del 5 settembre 2012. [Illustraz.: Jean Benoît, “Langage des Oiseaux”].


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