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[Oggi, son tre anni.]

Una sorta di capriccio fa per installarsi nel bel mezzo del giorno senza che vi sia conflitto tra il pensiero del desiderio e il desiderio dell’altro.
Il  vento non cancella quel ricordo di umori lungo la china di un tentativo.
Sospensione senza docilità, dove l’ardore sentito e gioioso di ciò che era la protesta ci apre oggi all’affermazione.
L’amore sarebbe dunque quel lato di giocosità scettica, mai indisponibile, eppure sempre sottraentesi, che rimane al di là di ogni discorso, di ogni seriosa determinazione?
D’altronde, in cosa vedremmo il lato scettico del nostro manifestarci, se non nelle confutazioni del mondo infermo o nell’acerrima possibilità di un accordo ancora evidente con la nudità della vita?
 

Da una parte, gli addensamenti di forze che vanno eliminando i vuoti tra i corpi; dall’altra, l’ammissione ironica che produce le intensità: l’aver mai cercato solamente il “luogo” o la “formula”, perché solo la ricerca è stata davvero da cercare.
 

E poi, non sempre c’è un perché. Spesso l’irrazionalità è venuta a leccarci le mani quando più ce l’aspettavamo.
Quel dire che rimane da disfare. Lascialo dire senza segnarlo. Siamo già in un oltre accorato, tangibile, impronunciabile.

 
– Se possiedi tutti i paesaggi, allora non puoi perderti. Se non ti perdi, gli specchi s’infrangono e i riflessi ti provengono solo da chi abita sotto la superficie del possibile. Niente è ancora in tempo. Tutto continua. A ruota libera, i desideri toccano terra.


9-10 ottobre 2012



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