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Seconda “voce” del mio compendio. Della serie: l’impossibile sintesi di una molteplicità di significati intorno alla libertà. [La foto è di Francesca Woodman].

Francesca WoodmanLibertà. Qualità relazionale nata con la civiltà umana. Idea concernente lo spazio-tempo che un’individualità o una comunità può dedicarsi o deve accettare in un determinato contesto storico, sociale, “allargato”. Ambito di autonomia generico o particolare, vincolato all’accoglimento di un’etica che è regolata da un insieme di fatti e/o atti normativi (costumi di un popolo, leggi scritte, ecc.). A partire dalla rivoluzione francese del 1789-’93, viene a coincidere di sovente con elementi del diritto soggettivo borghese, derivando in tal caso da dinamiche di recupero sociale o di emancipazione politica disciplinate dagli apparati dello Stato. Elemento essenziale della libertà – di ogni libertà – è la mancanza di una pienezza, di una compiutezza in capo ai suoi detentori. La libertà (ideale o pratica), essendo in parte sempre esterna a chi ne è titolare, pone invariabilmente una dipendenza, una mediazione, una macchina di gestione sociale delle libertà singolari o di gruppo. Paradossalmente, io sono libero solo se accetto i limiti sociali della libertà, i quali sono sempre dei limiti eteronomi allo sviluppo reale della mia libertà. Nello scontro che viene a svilupparsi, non solo idealmente, tra la libertà e i suoi limiti sociali, sono nate e nascono storicamente tutte le pratiche radicali che si pongono in una dinamica rivoluzionaria e di compimento dell’umanità. Si consiglia però di sostituire l’idea di libertà, ormai ampiamente abusata e svilita, con il concetto di unicità, sfrondando però quest’ultimo del nominalismo individualistico in cui lo ha forgiato il pensatore tedesco Max Stirner. Unicità come continua apertura su ciò che io sono, sul mio possibile, sulla mia potenza, ma che è sempre da esperire insieme agli altri viventi, mediante un’adiacenza affettiva volontaria e una comunizzazione senza padroni dei rispettivi bisogni, desideri e forze. Se la libertà viene costruita a partire da un riconoscimento e da una tolleranza del Medesimo – malgrado tutti i discorsi democratici sulla differenza –, l’unicità emerge invece da ogni addensamento umano che ponga una prassi di creazione o di rifacimento del mondo senza per questo subordinarsi ad essa. L’unicità è un’emergenza del singolare, una persistenza della migliore umanità: come presenza particolare del vivente nell’affermazione totale della sua continuità.

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