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Ci tocca essere gli amici dell’improvvisa maturità del giorno,
i vincitori del limite, i percorritori del sentiero più scosceso.
Nutrivamo l’idea che il cammino meno facile ci conducesse a non
perdere i corpi del ristoro,
a non calpestare ciò che volevamo raggiungere e
che, ora, ci appare fin troppo definito per la nostra pazienza.

Passare dall’accettazione dell’indefinito all’accesso segreto che ci porta
a vivere il significato perentorio di una distrazione.

Il tuo corpo di fiumi che se ne fregano del mare
mi trova senza sbocchi,
ottusamente smanioso,
incespicante,
addensato nel mio cazzo ritto,
nel destino inavvertitamente espanso,
nel balenio delle tue cosce nude che frangono la penombra estiva.

Attraverso tutti gli spazi
si snoda l’unico movimento,
l’intensità esteriore della nostra materia.
Vocianti volano le idee attraverso di noi. Io che voglio crescere,
tu che vuoi sfociare,
l’intimità che cerchiamo di capire, carpire,
al di là di ogni sollevazione del desiderio.

E nondimeno,
una negligenza puerile viene ad irrorare di sangue
la prossimità,
e a farla ridere, in faccia al tramonto,
come se il tutto fosse.


Tardo pomeriggio del 30 giugno 2013. Illustrazioni di Gilles Vranckx.



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