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Non sono mai stato un umanista,
non sarò quindi un animalista, né un artista,
né tanto meno un qualcuno che possa andar bene a vista.

Detesto le rime,
anche,
ma non per partito preso.

D’altronde,
non leggo o respiro il mondo come vogliono gli altri,
non faccio insomma quello che dovrei fare,
agisco solo in base all’umore della terra che calpesto.

Non valuto niente,
non do alcun valore al valore.

Accolgo la presenza dei vivi e delle cose,
la loro unicità di folgore,
che non è scambio,
né aura, né incasellamento.

Li lascio scavare in me,
permetto al loro rotolamento di condurmi a valle.
Non risalirò come Sisifo,
sto bene così,
scivolando scaltramente,
verso una carezza,
un pensiero.

La massa è la morte.
Io cerco la continuità del polline.
La valanga non è semplicemente una cosa bianca,
porta in sé un neutro che uccide,
senza disprezzo, senza padroni,
un neutro che è pieno di mondo e
che si muterà,
fuor di metafora,
in un prato azzurro sotto un
formicolio di baci.

[ Con la lingua, of course. ]


6 febbraio 2014



INVEGA-SKIN

Foto di L.J. Hopkinson (studio Taylor James).


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