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Magritte-LesAmantsChe tu non sia un oggetto teorico individuabile secondo la legge di relatività generale o la cui esistenza nell’universo è descrivibile, in modo puramente speculativo, tramite soluzioni matematiche in cui delle geodetiche sono derivate da una singolarità gravitazionale o da un orizzonte degli eventi, mi sembra un discreto dato di fatto.
Intendiamoci, non che io mi nasconda il quantum d’illusione che può esserci nell’amore e in tutto il resto. Nondimeno, muovendo dalla realtà di ciò che tocco – e che posso sentire, aprire, graffiare, o riconoscere come qualcosa di simile al mio senso del mondo, alle mie aperture, ai graffi che ho subìto nella vita – mi rendo conto di quanto il toccare sia un fondamento del reale o dell’impossibile praticabile. Anzi, il tocco è la quintessenza stessa del movimento che ci rende vivi e prossimi.

Abbracciare te significa contornare un pezzo d’impossibile, realizzare un supplemento insperato di destino, squarciare l’indefinito dicendo improvvisamente la conquista (anche violenta e senza sconto alcuno) di una gioiosa attualità.

Ciò che stringo senza stritolare – cioè te, soprattutto te – può essere definito come la poesia limite oltre la quale nessun evento può lasciare indifferenti gli elementi del nostro mondo.

Evidentemente il tocco è parte di una scelta. Io scelgo di toccarti e di essere toccato da te, anche creando un territorio di appartenenze a partire dai toccanti movimenti che ci regaliamo vicendevolmente – dove “appartenenza” non vuol dire dipendenza, bensì alleanza, soggiorno dalla stessa parte, posizionamento nello stesso verso.

Ti scelgo e costruisco un mondo con te e con coloro che abbiamo scelto – o che metteremo al mondo, in senso figurato e non.

C’è una singolarità, nell’amore, che non confina con gli stati della necessità, mantenendosi e ricreandosi, ad libitum, senza alcuna preoccupazione per la durata (e nonostante gli inciampi, le parti, i parti, le “figliolanze”).
In altri termini, il territorio dell’amore e i movimenti che lo attraversano hanno un ruolo fisicamente poetico, per niente passivo, non prosaico, e la loro struttura intima è costituita da sciami d’intensità – “atomi”, “spore” – i quali formano quella continuità amorosa nei confronti dell’esistente che si chiama divenire.

Come quando la temperatura del destino è talmente alta da non essere neanche misurabile, mi sciolgo nella scelta restando vettore singolare dell’amore. Anzi, una tale scelta non fa che rafforzare e raffinare la mia unicità di vivente nell’abbraccio e nel vicendevole riconoscimento delle nostre rispettive unicità.

– Ma tu mi vuoi? Mi scegli? Puoi volere la gioia faticosa di una scelta da rinnovare ad ogni valico? (Facile è l’amore sotto cieli azzurri. Molto più difficile sarà serrare i corpi ai confini gelidi della necessità). Perché io ti voglio, ti scelgo, e te lo dico qui, una volta per tutte, con la forza ingenua e suadente di un nugolo di spore.

15 giugno 2014. In alto: René Magritte, Les amants.


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