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George_Grie

 

Tutto in testa. Mi rimbomba tutto in testa. Il cielo azzurro di oggi. Il vento di ieri. La discesa a picco di domani lungo i crinali dell’entusiasmo.
Avere un corpo per lasciarlo galleggiare sul desiderio. Portare la mano tra le gambe per cercare un conforto. Strappare i denti ad ogni aggettivo che si pianti tra il mio mondo e te.

E come si fa? Da dove si comincia a celebrare la tempesta? Come allontanare tutti questi pensieri che si scopano tra di loro dentro la mia testa?
Non mi basterà certo uno spaventapasseri di poesia. Ho idea infatti che non si possa architettare una banale chiesetta di parole per rintuzzare l’orda dei nervi che salta in aria al solo pensiero della tua carne.

Che banalità la scrittura amorosa! Quanti luoghi comuni di baci, sperma e sfregamenti si addensano ogni volta nella melassa della lingua!
Rimane però il fatto che la vertigine ritorna. E sotto la pressione di un nuovo corpo, si apre un’intera storia, un’improvvisa geologia di franamenti – e anche una nuova genealogia di collegamenti, continuità, riaffioramenti.

Non c’è alcuna possibilità di scampo. Il minimo corpo amoroso è tutto un linguaggio.

Il punto omega. Zubenelgenubi. Non è una fantasia, non si tratta di scrittura surrealista. È un nuovo codice che s’impone. Un’arnia colma di miele. Un dire che serve anzitutto a preparare il compito, l’eruzione.

Sto lucidando parole, lo so, mentre vorrei soltanto una natura fatta di me e te messi all’incrocio fra le ultime luci del giorno e le prime voci dell’amore.

­Intarsiata di fiori violenti. Senza più cautele. Tu verrai a me. Io verrò a te. E per tutto lo spazio che vorremo nascerà un territorio, un fuoco comune, un dono.
Allora snideremo le paure dell’altro e ne rideremo. Troveremo ogni volta un nome nuovo ai nostri giochi. Ci asciugheremo le lacrime al respiro dell’altro. Il dono sarà immane, pauroso. Celebreremo anche le ceneri, anche la morte. Niente potrà diminuirci. Solo noi decideremo l’unicità del giorno.

l’amore non ha memoria
la memoria muore tra le tue gambe
quante volte tremerò accanto a te?
sfinirmi di destino
interrogare il vento
leccarti fino a perdere il conto dei miei anni

 

7 marzo 2015. Illustrazione di George Grie (“Final frontier voyager”).

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