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apollonia-saintclair



Desidero un andamento che mi faccia passare la misura senza la necessità di misurarmi con gli altri.
Creare costellazioni o costernazioni, non ricordo più bene.
Faccio finta. In realtà ricordo perfettamente. Ma mi diverto a scrivervi, mi perdo in piccole gratuità, vi rendo amica l’ironia. E forse, se sapremo sorridere pure sotto la grandine o contro le stroncature del destino, la stanchezza di vivere non ci avrà.

Qualche giorno fa, mentre ero a L. per imbiancare le stanze della mia futura magione (che io ormai definisco scherzosamente l’“eremo”), ho avuto modo di ammirare, in poche ore, un branco di quattro grossi cinghiali, una coppia di upupe, uno splendido nibbio e centinaia di lucciole.
Sensazioni disparate si sono allora affollate in me, soprattutto di meraviglia, di consonanza. A contatto con quella che ritengo (a torto, lo so) una libertà totale – o forse dovrei parlare di destino assoluto, di destino non contaminato dalle mediazioni del pensiero e dei simboli –, gli animali mi appaiono come l’incrinarsi di ogni specchio, di ogni diaframma tra me e l’esistente. Posso sentire in me la violenza dei cinghiali che si azzuffano per una femmina (senza uccidersi, badate!, perché soltanto noi uomini conosciamo la bassezza dell’assassinio), così come approvo quella picchiata formidabile che permette al rapace di ghermire la sua preda – e che dire dello splendido spettacolo offerto da centinaia di piccoli insetti che lampeggiano in una notte di novilunio?
Punteggiare le notti, la vita. Ho forse voluto solo questo, chissà, nell’arco dei miei ultimi trent’anni, ma con molto meno garbo e leggerezza di quanto possa riuscire ad ogni singola lucciola. Nutro allora un’invidia tenera e sincera nei confronti di una così piccola presenza – presenza a tal punto potente da farmi ridimensionare ogni illuminazione artificiale derivante dalle mie convinzioni.
(Dovrei forse ricordarvi che l’emissione luminosa della lucciola avviene solo durante la fase di corteggiamento e che un simile lampeggiamento esiste da sempre anche all’interno della mia scrittura? Una luce fredda, impudente; continua creazione di fascinazioni per scongiurare i limiti del possibile.)

 

minotaurs mother- SukaOff

 

Torna così la mia ossessione per il Minotauro e per diversi miti greci, quasi tutti riguardanti almeno un accoppiamento “mostruoso” tra umani e figure animali (figure quasi sempre di origine divina; infingarde maschere della divinità).
Ho detto “mostruoso”. Poco più sopra avevo scritto “posso sentire”, parlando del mio mirare gli animali. Parole imprecise, indecise, devo ammetterlo. Al cospetto dell’esistente, ritengo infatti che, per poter toccare realmente la profondità del mondo o galleggiare su vita e morte, occorra abbandonare i sentimenti – ossia il “sentire” astrattamente col cuore – in modo da ritrovarsi su un piano di assoluta consonanza con gli altri viventi (o tentare), pulsando all’unisono con essi in una comune battaglia per l’integrità del proprio ritmo, dei propri ritornelli, della propria unicità (usandoli, magari, ma senza asservirli a una necessità, né tanto meno svilirli nei nostri processi di vita e morte).
Ciò implica un recidere ogni filo d’Arianna ritornando all’interno del labirinto e assumendo poco alla volta la “follia” di una simile decisione.

Ci avevano detto che là fuori, dopo aver ucciso la nostra parte animale, avremmo trovato la felicità. Ci hanno ingannati. Là fuori c’è solo una guerra tra valori, un ammasso di maschere, una rabbia senza più natura.
(Fratello mio, tu sei me più del fuoco, più della ruota, più dei nostri stessi scambi, non dovrei mai dimenticarlo. La tua testa taurina è solo e sempre il frutto della mia incapacità a riconoscere in te la mia mancanza di stelle, di assoluto, di coraggio. Prendersi per mano, ritrovare il labirinto, accogliere l’Arianna che è in noi e che non ha più alcuna voglia di produrre segnaletiche. Graziare Teseo, anche, graziare la sua e la nostra rabbia, restando infine al di qua di ogni separazione tra i viventi).

 

20 maggio 2015. Illustrazioni si Apollonia Saintclair (in alto) e del collettivo SUKA OFF.

 

 

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