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IngmarBergman-Persona-1966

a Ilaria

Ieri, mentre rientravo in treno dalla capitale, coi tuoi occhi ancora piantati nella mente e nella carne viva, mi sono inventato uno dei miei soliti giochi mentali; un modo, il mio, per rinfocolare il desiderio che mi stava possedendo e continuare ad averti con me.

Mi chiedevo: quale complimento potrei inventarmi per dirle tutto il mio interesse, tutto il mio piacere a stare in sua compagnia, la prossima volta che la vedo? Quale formula potrei inventarmi per esaltare quella sua unicità di donna che mi ha stregato per ore e ore a cavallo di due interi giorni?
Difficile la soluzione del giochino, ma non certo impossibile, mi sono detto. Soluzione senz’altro ardua per chi ha già scritto come me centinaia di versi e di cartelle dedicati ai propri amori: diventa infatti complicato, ad un certo punto, non usare vocaboli abusati o riverberi poetici del passato; ma il gioco vale sicuramente un impegno adeguato, divertito, e tale da escogitare una nuova apertura, un nuovo innesco, una freschezza di pensiero del tutto consona ai tuoi occhi scintillanti.

Di solito, quando si viene colpiti fragorosamente al livello di ciò che chiamiamo “sentimento” (parola troppo vaga, imprecisa, che qui uso solo per mera comodità), i nostri punti di riferimento saltano, saltano almeno in parte, e noi sbandiamo, ci sentiamo proiettati fuori dal nostro territorio abituale, veniamo sballottati da una ridda di emozioni. In poche parole, tendiamo a “perdere la testa”.

Ecco, vediamo. Nella mia vita, io ho “perso la testa” per poche donne (tre, forse tre e mezza). E in uno di questi casi stavo addirittura per smarrirla definitivamente e in un modo assai pericoloso (per me, per lei). Ne è valsa la pena, mi dico? Sì, ne è valsa sicuramente la pena. Io non abiuro alcunché, neanche le mie contraddizioni, neanche i miei fallimenti. Lo rifarei? Perderei ancora la testa per una donna? Sì, potrebbe capitare, non sono cose che si controllano, ma in realtà non è quello che voglio oggi.
Ad essere sincero, io voglio il contrario. Desidero infatti ritrovare del tutto me stesso, voglio anzi aggiungere qualche altra porzione di intelligenza alla mia testa facendomela donare dal mio prossimo amore. Non voglio perdere più niente, più nulla di mio, più nulla dell’eventuale lei. Anzi, desidero costruire, innestare, seminare insieme a lei nuove pretese, nuove presenze (e anche se non sarò io a mietere, resterò contento lo stesso, con lei, per lei, in mezzo al grano verde).

Per cui, ora so quale complimento andrò a farti la prossima volta che ci vediamo:
Tu mi fai ritrovare la testa tutte le volte che ti vedo, che ti sento parlare, che ti tocco. La mia testa non può perdersi accanto a te.

(Lasciamo dunque che i nostri pensieri accarezzino il mondo con amorevole esattezza e conforto. Abbiamo tutto da attraversare, tutto un intero possibile.).

11 giugno 2015. L’immagine è un fotogramma del film Persona di Ingmar Bergman (uscito nelle sale nel 1966).

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