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[ Testi tratti da: Valentina Mosca, C. Mangone, Al centro esatto dello stupore, PesaNerviPress, 2007. I frammenti che seguono sono presi in realtà da una revisione della primavera 2009, fatta in vista di una riedizione del libro mai avvenuta. N.B.: qui ci sono in ballo autoironia, affetto, voglia di giocare. Il passato è morto. La presenza è viva. ]


lupo-rosa



Principî di frammentazione :: 01

Cosa c’è che non va nel fatto che l’umana congerie mi irrita sempre più e che volendo eluderla mi vedo costretto a strisciare sotto la mia mente?
Accolgo ormai solo la parte peggiore del verbo. La scremo e ne faccio piccole perle di vanagloria o nidi di lealtà occultati nell’ombra.
POCHI AMICI – MOLTO AMORE.
Sono senza speranza. Lo so. Il che non vuol dire che io sia disperato. Tutt’altro. Ho solo voglia che qualcuno venga a dirmi qualcosa d’intelligente. Assai improbabile, no?



Il corpo ironico

Voglio il senso marziale dell’amore: l’altezzosa semplicità di dire notte in presenza del giorno.
Tenerezza di ciò che s’infrange senza nome contro il mio corpo, e che nell’idea stessa del movimento dà luogo al cedimento dell’io, al suo innominabile compimento.
Mi costringi a ricreare il mio corpo per non idealizzare il tuo. [ Lontano da noi, Dio è il rantolo di un mondo che non si riconosce. ]



Salmo erotico per le passanti :: (in appendice: il Dilemma n. 1)

Lasciatevi catturare dalle indiscrete falle di una realtà che si disfa intorno ai miei sorrisi. Mostrate sempre poca compassione, vi prego, per le ironiche mancanze del mio volto. Arrangiatevi col sudore, il buio, le concrezioni carnali del pensiero. E non trascurate, non trascurate mai di tendere una mano a chi vi arma di desiderio.
[…nenie fatte di gesti, carezze, improntitudini mentali…]
Le mie parole non sono figlie del caso. Procedono dalla volontà di capire le forme, le ombre, il culmine del possibile. Non sono dalla parte del male – del male che si compra, del disastro che si mette in scena – ma non per questo si può dire che rechino con sé la Legge. Anzi, per il fatto stesso che la contraddizione le assedia e il dubbio le mina, le parole che possiedo si ravvivano solo nella negazione – e quindi, statene certi, non lavorano per l’ordine e non lo faranno mai.
[…quanta poesia può sopportare un uomo?…]



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