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Giornate ventose, belle. Un mare d’aria.
Adoro giugno, quando il caldo afoso sembra ancora e solo una minaccia.
L’altro ieri sera, mentre tornavo in macchina, ho incrociato un cinghiale. Mi son dovuto quasi fermare per dargli l’agio di scansarsi. Non mi pareva che avesse fretta o che il mezzo meccanico lo turbasse più di tanto.
Ieri invece c’era un biacco sull’aia. Una delle gatte, la Tabi, per niente intimorita dal lungo serpente nero, si è lanciata subito al suo inseguimento, ma con scarsi risultati. A proposito, ho scoperto che la Lilla adora sgranocchiare gechi. Ahimè, ho un debole per certi piccoli rettili, ma non posso né voglio combattere l’intelligenza eventuale della natura (definizione volutamente imprecisa, sibillina).
Non ho ancora ripreso il grosso dei lavori. Devo imbiancare ad esempio la mia futura camera da letto. Dormo infatti accampato nell’altra enorme stanza.
Intanto, per sentirmi più a casa, ho cominciato però a sistemare sommariamente i miei libri. (Cosa farne. Mi chiedo ora cosa farne, come collocarne i contenuti, la sostanza, qui, tra queste colline, dove per me la “cultura” è già diventata, in pochi giorni, qualcosa da potare come un albero).

27 giugno 2015

Nella vita, ho scopato, scritto e bevuto già abbastanza.
La mia priorità, oggi, è trovare un angolo di terra dove mettere a dimora il piccolo ginkgo biloba che mi porto dietro in un vaso da oltre dieci anni.
Adottando certi stili di vita “rurali”, scopri per altro un sacco di cose superflue. Tra queste: portare le mutande sotto i pantaloni o cercare di “poetizzare” la brutale semplicità di ciò che vive.
Ciò che vive se ne fotte delle tue mutande.

29 giugno 2015

Mattina con assenza di vento. Dalla vallata mi arriva il brusio delle auto. Intanto, le due gatte di casa giocano da circa un’ora al gioco antico della caccia. Le osservo compiaciuto mentre mi finisco il caffè.
C’è un merlo che gorgheggia nel boschetto più a monte. I suoi versi accompagnano le riflessioni ironiche del risveglio.
Nella vita, tre cose non mi sono mai mancate: le donne, i casini e gli editori.
Che volete farci, ho sempre cercato di dare un senso al mio respiro. E anche nelle apnee di giorni o mesi, sono sempre stato all’altezza delle mie contraddizioni. Ciò non mi ha salvato da me stesso, e non ha salvato gli altri, però mi ha mantenuto aperto sul mondo.
Intanto è rispuntata la “mia” coppia di rapaci. Due esemplari di nibbio reale, che hanno nidificato evidentemente da queste parti. Sono splendidi. Stamattina avrei da fare, ma resto incantato per minuti ad osservarne il volo.
Lentezza senza parsimonia, la mia nuova regola.
Vado a dare la seconda mano di pittura alle pareti della mia camera da letto. Il colore è indefinibile. Sembra celeste, sembra verde. Un prato azzurro sopra la testa, insomma.

1° luglio 2015

Una delle immagini più belle di questi giorni: l’altro ieri sera, la mia gatta maggiore (undici anni trascorsi in due appartamenti diversi) che fa le fusa sotto la luna piena, mentre se ne sta distesa a circa un metro da me, rivolta verso un punto preciso del buio.

Tutti i viventi dovrebbero fare le fusa a quel difficile gioco che si chiama libertà.

Mi commuovo, all’idea di poter seppellire i miei animali nella nuda terra dell’infanzia e della maturità.

2 luglio 2015



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