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per Angela

Ho temuto che il mondo gelasse. Rappreso in parole. Incarcerato in poesie. Più morto di una lingua morta.
Ho avuto paura della paura, terrore che ci fosse intorno solo guerra. Ma non potevo sapere, non volevo sperare, non riuscivo più a stare.
– Detesto le parole rimediabili e i canti fuori stagione.
gli-occhi-di-AEppure, malgrado l’inverno, la morte fu elusa e venne un giorno senza remissione in cui i tuoi occhi di prato assoluto uccisero l’avverbio “finché”.
Il mondo, a quel punto, sanguinò una bellezza così materiale e vischiosa da rasentare l’insulto, ed io, feroce e senza più rabbia, mi trovai infine seminato nella terra straziante del tuo corpo.

*

Avevo sonno. Mi son messo a leggere. Ho la testa pesante. Leggo le tue labbra, penso al tuo culo, non ho pace. Sembra una poesia dadaista. Mi viene il cazzo duro.

*

Quel mondo inesauribile che saremo stati. I tuoi capelli, la storia di ogni singola mia ruga, la perdizione del sole in pieno agosto.
Avrò una mente leggera per ogni tuo gesto d’amore. Nessuna miseria tra i rivoli del pensiero. Sarai celebrata dal canto delle cicale e dal volo dell’upupa. E la tua bocca sarà l’artiglio della parola definitiva, l’orgoglio fertile del seme.

 

kiss_kye

 

Settembre 2015. Illustrazioni: in alto, gli occhi di A.; in basso, un fotogramma del video digitale The Kiss  di Kye Wilson.

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