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ad Angela Falchi


*

Guardare te
è il metodo con cui guardo il mondo affinché sia poesia.

Non ho risposte per l’affanno e la morte.
Solo un rilancio,
un continuo rilancio alle porte degli occhi.

Da quando ti amo,
sei la provocazione poetica del mio corpo,
la chiara necessità dell’enigma,

e baciare te
è il metodo con cui nutro di sangue la poesia affinché sia mondo.



*

Voglio avere un’erezione ai confini della
tua intelligenza
e raccontarti di come il sangue
aggiusti la bellezza.



*

Non blandire ciò che si espone,
non glossare il comodo e l’ordinario.
Impastali nella tua voce,
trascinali per tutta la lunghezza del mio orgoglio.
Il corpo è uno, mentre
l’amore è sempre composto,
sempre pieno di ogni genere e specie.
Toccami, urlami,
fammi venire in faccia alla parsimonia di questo mondo.
Non essere triste per gli alberi abbattuti dalla filosofia.
Pianta nuovi corpi dentro il tuo,
adesca i semi,
illumina ogni petalo mortale.



*

L’amore non è mai compiuto una volta per tutte.
Esso ci lascia nel parziale, nel dettaglio,
dentro il cui spazio viviamo, governiamo nomi.
Quel che resta da interrogare,
è sempre la sua parte in forse, a venire,
dove nessun ricordo potrà mai accamparsi.
Bisogna transitarvi, dirne le intermittenze,
farla diventare il nostro sospetto d’eternità.

Dopo ogni orgasmo,
si torna sempre a brancolare tra la poesia.


Febbraio 2016. L’illustrazione è un fotogramma del film Candy (1968) di Christian Marquand.


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