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ad Angela F.

*

Sono stato amato come un albero,
coi suoi rami potati, i suoi nidi abbandonati.
Senza guarire del mio dubbio.
ma ormai a corto di ferocia,
ho lasciato che tu entrassi nel mio corpo migliore.

*

Dovrei contraddire il mio respiro e
allontanarmi dalle tue labbra.
Ma come potrei accettare la ridicola bassezza
dell’uomo che si riduce a puntaspilli,
a sbirro della poesia, a facile guardiano di specchi?
La scrittura mi venne in dono come una ferita
e il mio solo conforto, oggi, è l’impossibile cicatrice.
– Voce, fica: tumulto ironico della carità.

*

L’amore è un lupo,
non un cane.
Sa costruire una tana con due destini,
non un paradiso con mille ombre.

Mentre allunghi una mano per
saggiare la pienezza del giorno,
spuntano ammassi stellari tra le tue cosce

ed io,
poco propenso alle stronzate platoniche,
non posso far altro che venire ai ferri corti coi
tuoi propositi di valanga.

(In piena estate,
finimmo per ordire una neve senza ritegno).

*

Duro, il mio sesso imbarazza ogni sapienza con
la nudità delle sue domande.
Solo tra le tue gambe posso cogliere la
persistenza, l’assoluto.
C’è un corpo per l’affronto e
un corpo per l’indulgenza.

Alle soglie della tua fica,
nasce la sovversione del Libro.

 

Febbraio 2016. Illustrazione di Kaethe Butcher.

 

 

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