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A quel tempo avevo vent’anni
ed ero pazzo.
Perso un paese
avevo guadagnato un sogno.
E se tenevo quel sogno
il resto non contava.
Né lavorare né pregare
né studiare all’alba
coi cani romantici.
E il sogno viveva nel vuoto del mio spirito.
Una stanza di legno,
in penombra,
in uno dei polmoni del tropico.
E a volte mi guardavo dentro
e visitavo il sogno: statua eternizzata
in pensieri liquidi,
un verme bianco che si contorceva
nell’amore.
Un amore sfrenato.
Un sogno dentro un altro sogno.
E l’incubo mi diceva: crescerai.
Ti lascerai alle spalle le immagini del dolore e del labirinto
e dimenticherai.
Ma a quel tempo crescere sarebbe stato un delitto.
Sono qui, dissi, coi cani romantici
e qui resterò.

 

Los perros románticos, prima edizione: Fundación Social y Cultural Kutxa, Zarautz (Paesi Baschi), 1993. Traduzione: Carmine Mangone. Immagine: Lucien Freud, Femme au chien blanc, 1950-51. N.B.: perro, in un contesto gergale (come accade anche in italiano), può stare per “tipo”, “ceffo” e termini consimili.

 

 

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